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Renzi lavora alla sua leadership e tiene le mani libere

Matteo Renzi riunisce i suoi e, di fatto, mette giu’ un altro tassello in vista della volata alla premiership alla quale punta se si dovesse votare a giugno o ottobre. Non a caso, al termine della riunione fiume di quasi tre ore con i deputati e i senatori ‘di area’ spiega che i temi non sono stati tanto i prossimi appuntamenti istituzionali quanto i temi importanti per il Paese, dall’allentamento del patto di stabilita’ al lavoro. Altri due punti che, insieme a quello dell’abolizione dei finanziamenti ai partiti sembrano gia’ quelli di un possibile programma elettorale. Per il resto, spiegano alcuni partecipanti alla riunione, la linea e’ quella di non ”aggredire” la segreteria che si sta occupando della partita degli incarichi istituzionali ma, in ogni caso di ”tenersi alla larga dalle trattative”. Certo, il dialogo ad oltranza con il Movimento Cinque stelle, per usare un eufemismo, non fa battere i cuori dei ‘renziani’. E a far capire che non viene visto di buon occhio il tentativo di un accordo a tutti i costi e’ Graziano Delrio, presidente dell’Anci, e molto vicino al sindaco di Firenze, che partecipa alla riunione. ”Non si gioca con le istituzioni – e’ il monito – comprese quelle di Camera e Senato”. Per le quali, e’ la linea, ”servono presidenti rappresentativi di tutti e autorevoli” e non vanno ”fatti scambi”. Comunque, specificano i ‘renziani’, la partita e’ in mano al segretario e non c’e’ l’intenzione di andare all’attacco su questo fronte. Dall’area del sindaco rottamatore, di fatto, si guarda gia’ oltre alle eventuali nuove elezioni per le quali Renzi sta, di fatto, gia’ scaldando i muscoli. Anche a questo e’ servita la riunione di oggi che ha visto Renzi confrontarsi con i 47 deputati e senatori ‘renziani’ (37 alla Camera e 10 al Senato). Seduti in cerchio ‘alla grillina’, i neo-parlamentari ne hanno approfittato anche per conoscersi dato che ci sono solo tre deputati uscenti, Paolo Gentiloni, Ermete Realacci e Roberto Giachetti e un senatore uscente, Andrea Marcucci. Tra i ‘volti noti’, Ivan Scalfarotto, vice presidente dell’assemblea del Pd, Simona Bonafe’ l’ex presidente del consiglio emiliano Matteo Richetti. Insieme a Renzi torna anche il suo braccio destro delle primarie Roberto Reggi. Che gia’ in mattinata aveva spiegato la linea. ”La soluzione – ha detto – e’ quella che sta cercando Bersani ma credo che lui stesso non la consideri realistica. Questo inseguimento del M5S ci sta facendo fare una figura non bella, poi temo sia destinata a fallire”. A questo punto la prospettiva e’ una sola: ”affidarsi al capo dello Stato che penso incarichera’ qualcuno che possa traghettarci verso nuove elezioni, sperando che nel governo di transizione si facciano delle riforme urgenti, come quella sulla legge elettorale”. E, a quel punto, dice convinto Reggi ”non possiamo piu’ sbagliare. Il Paese chiede Renzi”.

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