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Staminali, per Sofia garantita solo una infusione

Altalena di speranza e sconforto per i genitori della piccola Sofia, la bimba di 3 anni e mezzo affetta da una grave malattia degenerativa al centro di un complessa vicenda sulla somministrazione di cellule staminali. La piccina e’ da ieri ricoverata a Brescia per la seconda infusione di staminali. Ma dopo questo trattamento pare che non potra’ proseguire la cura (che si completa in 5 infusioni). E’ stata la direzione generale degli Spedali di Brescia a darne notizia. ”Non e’ previsto il completamento della terapia come speravamo – spiega disperata la mamma di Sofia, Caterina Ceccuti -, a meno di un’imposizione da parte delle autorita’ giuridiche o sanitarie nei confronti degli Spedali”. E’ una ”doccia fredda. Dunque, la nostra lotta per il diritto alla vita di Sofia non e’ ancora finita purtroppo”, dice Caterina. La piccola aveva gia’ ottenuto un’infusione di staminali della Stamina Foundation a Brescia e avrebbe dovuto sottoporsi al secondo trattamento il 23 febbraio. Ma un giudice fiorentino aveva imposto lo stop. La terapia della Stamina Foundation non e’ infatti autorizzata da ministero e dall’Aifa. Il ricovero di ieri a Brescia e’ stato deciso dopo l’intervento nella vicenda del ministro della Salute Renato Balduzzi. Non avendo ricevuto un’autorizzazione formale, l’ospedale lombardo ha ritenuto ”di doversi far carico prioritariamente della salute della paziente – spiega in una lettera al Ministero, all’Aifa e al legale della famiglia il direttore generale dell’ospedale di Brescia Ermanna Derelli – assumendosi la responsabilit… morale di procedere direttamente alla seconda infusione”. ”Resta fermo – scrive Derelli – che tale impegno dell’azienda e’ limitato al caso di Sofia e limitatamente alla seconda infusione. Si precisa che detta scelta non potra’ riguardare altri casi o le successive infusioni per la piccola Sofia, in mancanza di precise e formali decisioni delle Autorita’ sanitarie e/o giudiziarie, che autorizzino o impongano la somministrazione della terapia con cellule non prodotte in cell factories autorizzate”. Di fronte a questo nuovo intoppo, il legale dei genitori di Sofia, avvocato Giuseppe Conte, rivolge ora un appello alle autorita’. ”La situazione che ci viene attualmente prospettata – spiega – ripropone una inaccettabile interruzione del trattamento terapeutico. E’ impensabile che a Sofia sia nuovamente sottratta la speranza, alimentata in seguito alla prima infusione, di una migliore qualita’ della vita. E’ impensabile offrire ai suoi genitori la prospettiva di rivivere l’angoscia gia’ sperimentata in coincidenza con l’attesa della seconda infusione”. ”I tempi della malattia di Sofia e l’accelerazione da questa impressa – prosegue l’avvocato Conte – non si confanno ai distinguo dei responsabili sanitari e ai tempi richiesti dalle verifiche giudiziarie in corso. Chiedo a tutte le Autorita’ e a tutti i Responsabili sanitari, come pure a tutti i nostri interlocutori in questa drammatica vicenda di assumersi la responsabilita’ – in scienza e coscienza, e ciascuno per quanto di sua competenza – di assicurare a Sofia il celere completamento del trattamento terapeutico gia’ iniziato”. Intanto, il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, ricordando il caso di Celeste, simile a quello di Sofia, si rende disponibile a trattare i bambini all’Ospedale San Bortolo di Vicenza ”purche’ – spiega – ci si diano le necessarie autorizzazioni”.

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