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Alla prova-palazzo M5S mostra la corda

Beppe Grillo, ideologo del Movimento5Stelle

L’elezione dei presidenti di Camera e Senato segna la prima battuta d’arresto della strategia grillina impostata sulla propria autosufficienza e sul rifiuto a priori di qualsiasi compromesso di ‘Palazzo’. Alla prima prova del voto, infatti, la compattezza ‘anti-inciucio’ dei Cinque stelle ha mostrato anche le prime falle travasando verso il candidato del Pd i voti necessari per la sua elezione al Senato. Tutto motivato, successivamente, e ampiamente spiegato. Ma che contrasta con la linea della durezza mantenuta alla Camera dove, rifiutando qualsiasi dialogo con il Pd, ha visto i grillini perdere la corsa verso la presidenza di Roberto Fico a favore della deputata di Sel, Laura Boldrini. A spaccare la tenuta della linea del gruppo e’ stato il rischio di vedere trionfare Renato Schifani a palazzo Madama. Dove il M5S avrebbe voluto mantenere l’equidistanza dagli sponsor dei candidati in ballottaggio perche’, come dice Crimi, il M5S non doveva essere ”la stampella di nessuno”. Eppure il gruppo non ha retto: una tesissima riunione tra i senatori evidenzia tutto l’imbarazzo di molti degli eletti a doversi piegare sulla linea del partito mentre da fuori aumentano le pressioni, anche via Twitter, di chi sottolinea con ironia come il M5S non riesca a scegliere tra un ”ex procuratore nazionale antimafia e l’altro, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa”. L’incontro tra senatori, convocato d’urgenza dopo una lunga telefonata del capogruppo Vito Crimi (non si sa con chi), viene tenuta al riparo da quelle ‘dirette streaming’ che il movimento indica come modalita’ standard del percorso decisionale a 5 Stelle e, ovviamente, dalle orecchie dei cronisti. Le voci si alzano, sono concitate. Viene contestata la linea, quella di rimanere fermi sulla loro intenzione di voto, dettata da Crimi, si fa notare, ancora prima che si aprisse il dibattito. C’e’ un gruppo di senatori, soprattutto i sei eletti in Sicilia, che non ci sta: ” Se vince Schifani quando torniamo in Sicilia ci fanno un mazzo cosi’…”, avverte uno di loro ed anche il senatore Bartolomeo Pepe pubblica su Fb un post che sembra un vero e proprio appello alla liberta’ di voto. ”Borsellino ci chiede un gesto di responsabilita”’ scrive parlando del fratello del magistrato, ora vicino alle posizioni del M5S. Vito Petrocelli se ne va sbattendo la porta. Si vota; ma questa volta l’unanimita’ e’ solo un ricordo delle ‘prove’ dei giorni precedenti. Il candidato presidente Luis Alberto Orellana poi spiega: ”voteremo scheda nulla o bianca”. Alla fine Pietro Grasso viene eletto con un ampio margine di voti e gli stessi senatori M5S ammettono ”alcuni di noi lo hanno votato. Ma non dite che siamo spaccati”. Bartolomeo Pepe commenta: ”siamo persone libere. Il nostro voto e’ coerente con l’articolo 67 della Costituzione”. Anche Crimi ne prende atto: ”la stragrande maggioranza ha tenuto la linea. Probabilmente qualcuno non se l’e’ sentita di vedere eletta una persona come Schifani. Dentro l’urna il voto e’ segreto e qualcuno ha agito secondo coscienza”. E qualcun’altro ne approfitta invece per girare il coltello nella ferita: ” ecco servito l’inciucio Bersani, Vendola e Grillo. Questa – ironizza il pidiellino Maurizio Lupi – e’ la nuova politica!! Adesso aspettiamo le dimissioni di Grillo”.

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