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Roma abbraccia Francesco, il Papa della gente e della misericordia: 150mila a San Pietro chiedono il rinnovamento

Un papa che è anche e soprattutto un papa, un amico, un fratello, uno di noi; a cui affidarsi per rinnovare una chiesa investita da corvi e scandali. Roma abbraccia Francesco e non ha dubbi su quale sia la statura dell’uomo salito al soglio di Pietro: “è il papa della gente e del popolo; è un papa buono con il quale la chiesa può ripartire ed essere vicina ai fedeli”. Sono arrivati in 150mila in piazza San Pietro per il primo Angelus del pontefice venuto dalla fine del mondo: donne, uomini, anziani, migliaia di bambini hanno invaso la piazza e via della Conciliazione, tutti con il naso all’insù per vedere la ‘prima’ da papa di Jorge Mario Bergoglio. Una piazza mai cos latino americana: le bandiere dell’Argentina a farla da padrone assieme a quelle di Bolivia, Venezuela, Cile, Ecuador, Colombia, Messico, Brasile. L’ ‘orgullo latino’ che ha cantato, ballato, pianto in attesa che papa Francesco si affacciasse dalla finestra del suo appartamento. Con ironia, anche: “la mano de Dios” recitava uno striscione mettendo insieme l’elezione di Bergoglio e il gol di Diego Armando Maradona contro l’Inghilterra ai mondiali del 1986 in Messico, in una delle partite pi— belle di sempre. “E’ un uomo meraviglioso, un sacerdote che sta con i poveri, i bambini e i giovani – dicono Graziela e Carlos Lary, arrivati da Buenos Aires, bandiera biancazzurra sulle spalle – E’ un uomo molto austero, lo conosciamo bene noi che lo abbiamo visto tra i nostri poveri. E’ meraviglioso che sia diventato papa, la chiesa potrà finalmente cambiare”. Ed è proprio la necessità di rinnovarsi e di cambiare quel che la gente chiede al papa e quel che vuol sentire nelle parole di Francesco. Lo dicono gli striscioni visti in piazza – “insieme per ripartire”, “rinnovamento nello spirito santo”, un assai esplicito “damose da fà” – e lo dicono i volti e i discorsi dei cittadini. “Le sue parole – sottolinea Marco – colpiscono subito al cuore. Serviva un papa che arrivasse ai fedeli direttamente e rinforzasse la fede in un momento cos difficile per la Chiesa”. A colpire le migliaia in piazza è l’atteggiamento di Francesco, quel suo mischiarsi tra la gente comune, “così semplice, così poco curiale”. “Mamma hai visto – dice un bambino – ci ha augurato buon pranzo”. Accanto a lui un altro di qualche anno pù grande teneva uno striscione chiarissimo: “il papa come un papà”. Che vi fosse bisogno di rinnovamento lo ammette anche Andrea Riccardi, ministro della Cooperazione internazionale e fondatore della Comunità di Sant’Egidio ma soprattutto buon conoscitore delle vicende vaticane. “Questa è la chiesa della Misericordia, una chiesa che sembrava finita e invece si mostra un polo di grande speranza. E’ impressionante vedere quanta gente c’è con Francesco hanno scoperto il voto della Misericordia e sono convinto che il Papa ce la farà… perchè affronta ogni difficolà da cristiano, con semplicità e convinzione”. La piazza ama il suo vescovo dai gesti dirompenti e già teme che qualcuno possa portarglielo via. “Il suo compito non sarà facile in una chiesa scossa dagli scandali, dalla corruzione e dalla pedofilia – ammonisce quasi spaventata Graziela – Speriamo non lo uccidano”. Anche suor Maria del Rosario, da Corrientes, Argentina, pensa che il compito che attende Francesco è arduo. “Ha un carattere forte per natura, mi auguro e spero che le la faccia a rinnovare la chiesa, ma non saà facile”. Proprio sotto l’obelisco al centro della piazza ci sono anche una cinquantina di siriani. Sono cristiani e musulmani, tengono alte le bandiere del loro paese. “Francesco – dicono – è un uomo che è sempre stato dalla parte dei poveri e degli oppressi. Abbiamo fiducia che faccia sentire la sua voce per tutti gli oppressi dal regime in Siria”. Il papa, almeno per oggi, non raccoglie l’invito, preferendo parlare di misericordia e perdono. Ma il cammino è appena iniziato e, come dice lo striscione che Maria Elena tiene in mano con orgoglio: c’è tanto da “caminar, construir, confesar”.

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