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IL PUNTO/ Ma a Cipro serve sul serio la cura da cavallo che ha steso la Grecia?

Il parlamento di Cipro ha bocciato il piano di salvataggio concordato con l’Eurogruppo, che prevede a garanzia anche un prelievo forzoso sui depositi bancari per un totale di 5,8 miliardi euro (in Italia un prelievo analogo si tradurrebbe in una “stangata” di circa 500 miliardi di euro).
La “ribellione” dei ciprioti porterà alla riapertura del negoziato con Unione europea. Ma il vero problema, a questo punto, è un altro. L’Unione europea ha sicuramente ragione, sul piano aritmetico. Ma non è detto che la cura da cavallo somministrata ai ciprioti non abbia lo stesso effetto di quella che ha praticamente distrutto la Grecia.
La Germania e i paesi nordici, inflessibili guardiani dei conti europei, hanno sicuramente ragione quando individuano errori nei comportamenti di bilancio di alcuni paesi mediterraneo; e quel che vale per Grecia e Cipro vale, sia pure in una dimensione diversa, anche per Spagna e Italia.
Ma i paesi “virtuosi” dovrebbero anche interrogarsi su dove può condurre la loro durezza talebana in un momento di crisi economico-finanziaria che si è aggravata anche a causa delle politiche, in più di un caso “egoistiche”, dell’Unione europea pilotata dalla “sergente di ferro” Angela Merkel. Al riguardo una sola certezza: se il contagio dovesse raggiungere Spagna e Italia, a rischio di sarebbe addirittura l’euro.
Sarebbe un dramma per tutta l’Europa, allora. In ogni caso, anche se non si giungerà a questo, l’attuale politica dell’Ue sta già provocando danni enormi sul piano politico: un’Europa che si mostra insensibile e “ingiusta” nei confronti delle difficoltà dei paesi più deboli non è l’Europa dei popoli che è stata il mito di tanti ma l’Europa delle banche e dei banchieri che ci era stato detto che non avremmo mai conosciuto.
Il risultato è la crescita dei movimenti che da euroscettici stanno già diventando anti-europeisti o addirittura filonazisti, come Alba dorata; questo non è il caso del M5S di Beppe Grillo in Italia, ma la diffidenza verso l’euro che i grillini canalizzano deve far capire quanto la strada sulla quale ci si sta avviando sia pericolosa.

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