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Cipro rischia la bancarotta, tratta con la Ue e punta sulla Russia

Il leader cipriota Anastasiades

Proseguono serrate a Nicosia le consultazioni fra i partiti politici per la definizione di un “piano B” per evitare la bancarotta dell’isola dopo che il Parlamento ha sonoramente bocciato ieri sera il controverso piano di salvataggio targato Ue che prevedeva un pesante prelievo forzoso sui depositi bancari per raccogliere 5,8 miliardi di euro da aggiungere ai 10 promessi dall’Eurogruppo. Nel frattempo – mentre la Banca Centrale ha deciso che le banche riapriranno solo martedi’ prossimo – i rappresentanti dei creditori internazionali si dimostrano intenzionati a dare una seconda possibilita’ a Nicosia. Mentre nella capitale cipriota la troika (Ue, Bce e Fmi) e’ stata impegnata per tutta la giornata in colloqui con il presidente Nicos Anastasiades e responsabili della Banca Centrale, il consigliere esecutivo Bce Joerg Asmussen in un’intervista al Die Zeit si e’ detto “convinto” che un piano di salvataggio “e’ nell’interesse di Cipro e di tutti i Paesi membri dell’eurozona” ma ha detto pure che l’Eurotower fornira’ liquidita’ “solo alle banche solventi” dell’isola. Dal canto suo, la cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha parlato piu’ volte al telefono con Anastasiades, ha affermato che trovare una soluzione per Cipro è “un dovere” per l’Eurozona. “Cipro è un nostro partner nella zona euro e perciò è nostro dovere trovare una soluzione”, ha detto la cancelliera. Da parte sua, il presidente francese Francois Hollande ha sottolineato con Anastasiades la necessita’ che Cipro trovi i 5,8 miliardi di “contributo concordato” al piano di salvataggio proposto dall’Ue, auspicando una soluzione ”duratura”. Le autorita’ cipriote stanno studiando la possibilita’ di imporre restrizioni sul movimento dei capitali per contenere il deflusso dei depositi dalle banche dell’isola nel momento in cui (non prima di martedi’ prossimo), gli istituti di credito riapriranno gli sportelli. La Banca centrale starebbe valutando anche la creazione di una banca-ponte per tenere a freno il deflusso dei depositi e l’istituzione di una ‘bad bank’, in cui fare convergere gli asset tossici. Proprio per discutere di una legge che preveda restrizioni bancarie da varare in tempi stretti, in serata Anastasiades ha riunito d’emergenza il governo mentre il ministro delle Finanze, Michalis Sarris, da ieri si trova a Mosca per colloqui con il collega russo Anton Siluanov da cui sta cercando di ottenere un prestito di 5 miliardi di euro e l’estensione per cinque anni e ad interessi pi— convenienti di un prestito di 2.5 miliardi ricevuto due anni fa in scadenza nel 2016. La richiesta dei creditori internazionali di tassare i depositi, che andrebbe a colpire duramente i capitali russi esportati a Cipro, ha fatto inferocire Mosca: secondo una stima dell’agenzia di rating internazionale Moody’s nelle banche cipriote ci sarebbero almeno 31 miliardi di dollari di proprieta’ russa, 19 dei quali appartengono a societa’ e 12 a istituti di credito. Dalle informazioni giunte da Mosca, finora i negoziati non hanno avuto successo. Ma i colloqui Sarris-Siluanov proseguiranno anche domani, quando nella capitale russa arrivera’ – come era gia’ programmato – il presidente della Commissione Ue, Jose’ Manuel Barroso. A Nicosia si cercano comunque altre soluzioni per trovare i soldi che mancano. Secondo una fonte del governo, si sta pensando anche all’eventualita’ di nazionalizzare i fondi pensioni di societa’ statali e semistatali che potrebbe produrre tre miliardi di euro mentre non viene esclusa nemmeno la possibilita’ di una fusione delle due maggiori banche dell’isola che ridurrebbe l’importo necessario alla ricapitalizzazione. Anche l’arcivescovo Chrisostomos II, capo della potente Chiesa greco-ortodossa cipriota, ha detto di essere pronto a mettere gli ingenti beni della Chiesa a disposizione dello Stato per contribuire a far uscire il Paese dalla crisi e, dopo aver incontrato stamani Anastasiades, ha detto di aver proposto al presidente di ipotecare i beni della Chiesa in cambio di titoli di Stato. “Tutto il patrimonio della Chiesa e’ a disposizione del Paese per evitare che vada in bancarotta” ha detto Chrisostomos secondo cui la crisi e’ “gestibile”.

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