| categoria: sanità

Il caro ticket spinge gli italiani verso i privati

Servizio sanitario pubblico sempre piu’ caro per colpa dei ticket, tanto che ormai gli italiani sono sempre piu’ ‘spinti’ verso il privato. A lanciare l’allarme sui frutti (avvelenati) dell’austerity sanitaria, che sta inevitabilmente portando al taglio non solo dei finanziamenti ma dei servizi e’ il Rapporto Oasi 2012, presentato dalla Fiaso. Per gli economisti del Cergas Bocconi ormai il rischio che ”alla riduzione degli input faccia seguito la riduzione degli output” ormai e’ sempre piu’ concreto, se e’ vero che nel 2011 i soli ticket per l’acquisto dei farmaci sono cresciuti del 40% mentre ormai piu’ di un cittadino su due paga di tasca propria visite ed esami sia per non sottostare alle lunghe (a volte lunghissime) liste di attesa della sanita’ pubblica, sia perche’ ormai, tra ticket e superticket, spesso il privato costa addirittura meno. E la spesa privata in sanita’, nonostante un leggero calo (-1%) causa crisi, si attesta comunque attorno a 30 miliardi di euro. Ma a segnalare un sistema socio-sanitario sempre piu’ in difficolta’, il Rapporto accende un faro anche sul ‘welfare fai da te’ sempre piu’ in espansione, tant’e’ che ormai le badanti superano di gran lunga i dipendenti di Asl e ospedali, attestandosi a circa 774mila contro 646mila. Come se non bastasse, oltre alla cosiddetta spesa ‘out of poket’, i cittadini contribuiscono a pagare la sanita’, che dovrebbe essere finanziata dalla fiscalita’ generale, con il moltiplicarsi di tasse, tributi e balzelli locali (dall’aumento delle aliquote Irpef al bollo auto) utilizzati dalle Regioni per evitare di sforare i bilanci e ritrovarsi con i conti in rosso. Tra il 2011 e il 2012, secondo dati del ministero della Salute e dell’osservatorio Uil sulle politiche sociali elaborati dalla Fiaso, le Regioni hanno raccolto in questo modo quasi 5 miliardi, senza i quali gia’ nel 2011 ben 16 Regioni avrebbero tinto di rosso i propri bilanci sanitari. E i cittadini cominciano a mostrare sempre piu’ insofferenza per questi interventi di razionalizzazione di spesa che di fatto si traducono in un salasso per i contribuenti. Nel Centro-Sud, infatti, ormai la maggioranza dei cittadini boccia i servizi offerti dal Ssn (53,5% al Centro e 62,2% al Sud contro una media Italia del 43,9%), mentre in generale un cittadino su tre (il 31,7%) giudica peggiorati i servizi della propria Regione.

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