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Caccia grossa delle fiamme gialle, in tre operazioni sequestrati beni per oltre 40

Caccia grossa delle fiamme gialle, in tre operazioni sequestrati beni per oltre 40 milioni. La Guardia di Finanza di Prato, ha arestato 2 imprenditori per frode fiscale, bancarotta fraudolenta e ricettazione fallimentare. Denunciati, in concorso con 3 professionisti, per sfruttamento dell’immigrazione clandestina. I finanzieri del nucleo di polizia tributaria, si legge in una nota, ha inoltre effettuato un sequestro patrimoniale per 3,7 milioni di euro. A Palermo sono state arrestate due persone accusate di usura e sequestrato un patrimonio da venti milioni di euro. I due arrestati sono ritenuti responsabili di avere gestito per anni un vastissimo giro di usura che ha coinvolto decine di imprenditori e commercianti della provincia di Palermo e di Trapani. L’ordinanza che applica la misura cautelare della custodia in carcere e’ stata emessa dal Gip del Tribunale di Palermo, su richiesta della locale Procura della Repubblica che ha coordinato le indagini condotte dai militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Palermo – Gruppo Tutela Mercato dei Capitali – iniziate circa un anno fa, a seguito delle denunce presentate da due imprenditori, ormai stremati dalle continue richieste di denaro da parte di uno degli indagati. I prestiti eran concessi, come scoperto dalle Fiamme gialle, a tassi di interesse esorbitanti, tra il 120% ed il 300% annuo. Tra le vittime imprenditori, piccoli artigiani e commercianti, ma anche casalinghe e pensionati. I finanzieri hanno inoltre scoperto un patrimonio, accumulato negli anni con i proventi dell’usura, che e’ stato sequestrato agli indagati conti correnti, libretti di risparmio, quote di fondi comuni di investimento, titoli di Stato, quote societarie e 60 immobili tra appartamenti, ville, garage, locali commerciali, dislocati tra Palermo e Balestrate, un appartamento a Milano, per un valore complessivo di circa 20 milioni di euro. “A nulla e’ servito l’espediente di uno degli indagati di disfarsi formalmente dell’immenso patrimonio personale, trasferendolo cartolarmente ai figli – spiega la Guardia di Finanza – Infatti, le indagini economico-patrimoniali condotte dalle Fiamme Gialle, hanno dimostrato come l’unica fonte di ricchezza che aveva permesso di realizzare tutti gli investimenti patrimoniali, fosse, di fatto, costituita esclusivamente dalla redditizia attivita’ usuraria. Ufficialmente, uno degli arrestati negli ultimi venti anni aveva dichiarato redditi ai limiti della sussistenza e persino perdite derivanti da un’attivita’ di commercio di ceramiche, risultata poi essere inattiva da diversi anni; nella realta’ i prestiti concessi a tassi usurari hanno garantito a lui ed al suo socio rendite tali da non dover svolgere nessun altro lavoro”.Gli investigatori hanno quindi seguito gli arrestati per mesi, monitorando i loro spostamenti ed i loro quotidiani contatti con le numerose vittime, nonche’ esaminato la notevole mole di documentazione che ha permesso di ricostruire il vorticoso “giro di affari” riguardante l’attivita’ usuraria e di individuare tutte le disponibilita’ finanziarie illecitamente accumulate.
Un’evasione fiscale per circa 150 milioni di euro e’ stata scoperta dalla Guardia di Finanza di Pesaro, che ha smantellato un’organizzazione criminale composta da dieci persone, residenti tra le province di Pesaro e Salerno, ritenute responsabili di una pluralita’ di reati commessi per frodare il fisco. La Gdf ha anche eseguito sequestri di beni immobili e conti correnti per quasi 20 milioni di euro. Cassette di sicurezza e ingenti depositi sono stati trovati anche a San Marino. Dall’indagine, che ha interessato diverse citta’ italiane (Pesaro, Urbino, Roma, Milano, Monza e Salerno) oltre alla Repubblica di San Marino e la Tunisia, sono emerse in particolare responsabilita’ in capo a una associazione a delinquere capeggiata da un noto imprenditore locale nel settore del mobile, un commercialista pesarese, un avvocato salernitano con studio anche a Monza e altri sette complici. L’organizzazione, con ramificazioni in Tunisia e San Marino, sulla scorta di un articolato sistema societario, schermato anche mediante fiduciarie, utilizzava una societa’ di comodo per simulare un enorme giro d’affari con l’estero; cio’ consentiva di poter eseguire in Italia acquisti agevolati esenti IVA per milioni di euro in materie prime per la fabbricazione di componenti e semilavorati destinati ai piu’ famosi costruttori di mobili del pesarese. Il bilancio della societa’ di comodo veniva poi portato in pareggio attraverso l’utilizzo di fatture false emesse da due societa’ salernitane. E’ stato cosi’ possibile accertare che nel corso degli ultimi anni sono stati sottratti al Fisco redditi per complessivi 89.000.000 euro ed emesse e utilizzate fatture false per 43.000.000. Il Gip del Tribunale di Pesaro, in accoglimento delle richieste formulate dalle Fiamme Gialle di Pesaro alla locale Procura della Repubblica, ha autorizzato il sequestro di beni e valori per la cifra record di circa 20 milioni di Euro, che i militari del Nucleo di Polizia Tributaria di Pesaro hanno eseguito, in Italia e San Marino, su ville, case, capannoni, terreni, quote societarie, conti correnti, depositi di titoli, assicurazioni, riconducibili all’organizzazione. In particolare, e’ stato sottoposto a sequestro 1 milione e mezzo di Euro e sono state rinvenute due cassette di sicurezza presso due istituti bancari della Repubblica del Titano dove periodicamente, al fine di fugare eventuali sospetti, la compagna rumena di uno dei sodali – incensurata – si recava per il trasporto di contanti, assegni e documenti. I componenti della banda rischiano pene fino a tredici anni di reclusione.

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