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L’India crea un tribunale speciale, pena massima 7 anni

Staffan de Mistura

Niente pena di morte. Niente ergastolo. Pena massima di 7 anni, che in realta’ potrebbero diventare molti meno. Al di la’ delle polemiche e delle minacce, questo, al peggio, rischiano i due maro’ che saranno giudicati in India dal Tribunale speciale creato per il loro caso. La ‘minaccia’, poi rientrata, di un non ritorno dei fucilieri italiani in India alla fine del permesso di quattro settimane loro concesso, sembra avere avuto l’effetto di accelerare la costituzione del tribunale ad hoc incaricato di esaminare la vicenda dell’incidente in mare del 15 febbraio 2012 al largo del Kerala in cui i due maro’ sono accusati della morte di altrettanti pescatori indiani. La formazione di un simile organismo speciale era stata disposta nella sentenza della Corte Suprema in cui il 18 gennaio scorso si sanciva che lo Stato indiano del Kerala non aveva giurisdizione su Massimiliano Latorre e Salvatore Girone mentre poteva averla l’India in quanto tale, e per questo i fucilieri del San Marco dovevano essere trasferiti a New Delhi. Ora, pochi giorni dopo il ritorno di Latorre e Girone – accompagnati con un volo speciale dal sottosegretario agli Esteri Staffan de Mistura – l’Alta Corte di New Delhi ha designato un magistrato metropolitano capo, il giudice Amit Bansal, quale responsabile del tribunale. Una sorpresa, che non deve essere dispiaciuta a Latorre e Girone, e’ subito venuta da un rapido controllo del codice di procedura penale indiano. Nel primo comma della Sezione 29, infatti, esso precisa che questo magistrato giudicante non ha ”potere per condannare un imputato a morte o all’ergastolo”. Egli puo’ infatti solo stabilire pene fino ad un massimo di sette anni. E inoltre fonti legali e politiche a Delhi hanno suggerito che, semmai si dovesse aprire il processo e arrivare a sentenza, la pena sarebbe molto minore per la mancanza di alcuna premeditazione nel decesso dei pescatori. In ogni caso, ha detto all’ANSA il sottosegretario Staffan de Mistura – che ha avuto oggi un secondo e lungo incontro con il ministro degli Esteri Salman Khurshid, dicendosi soddisfatto per l’instaurazione finalmente di un ”dialogo costruttivo” – la creazione di questa corte ad hoc ”e’ molto significativa”, ma ”e’ fondamentale che cominci subito i suoi lavori ed agisca in fretta”. Tenendo comunque conto del fatto, ha sottolineato, che ”il nostro obiettivo permanente e’ quello di rivendicare all’Italia la giurisdizione sul caso”. ”Vorrei ricordare – ha proseguito – che ne’ la Corte del Kerala per un anno, ne’ la Corte Suprema a New Delhi sono riuscite a trovare una soluzione a questa vicenda, e che quindi la creazione di un tribunale speciale e’ l’occasione che speriamo ci permetta di chiudere la questione”. Trattandosi di un organismo sui generis incaricato di esaminare un incidente che quasi non ha precedenti nella giurisprudenza internazionale, il tribunale speciale potrebbe incontrare difficolta’ per una sua rapida attivazione. Lo hanno dimostrato le notizie circolate qui in mattinata secondo cui il ministero dell’Interno ha reso noto di avere chiesto alla Corte Suprema chiarimenti sulle modalita’ di costituzione di questo organismo speciale. Ma il massimo tribunale indiano e’ in ferie e riaprira’ i battenti soltanto a Pasquetta (1 aprile), mentre il giorno successivo il suo presidente, Altamas Kabir, verifichera’ in una udienza fissata che i maro’ sono tornati e che non c’e’ stata la minacciata trasgressione dell’impegno d’onore preso dall’Italia per il ritorno dei maro’.

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