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L’ANALISI/ La tenacia di Pierluigi e la pazienza di Re Giorgio. Ma siamo al game over

L’esito delle consultazioni di Pierluigi Bersani per formare il governo “non è stato risolutivo” a causa delle “preclusioni e delle condizioni” poste dagli altri partiti, ma il segretario del partito non ha rinunciato: solo che a tentare di favorire un accordo sarà oggi, con una nuova serie di consultazioni, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in persona. Il capo dello Stato andrà a vedere “personalmente” preclusioni e condizioni venerdi e poi deciderà, forse già in serata. L’incarico potrebbe toccare allo stesso Bersani (che finora ha un pre-incarico) oppure, se nemmeno Napolitano riuscirà a sbloccare gli ostacoli, sicuramente prima di Pasqua, ad una personalità di prestigio, per un governo “del presidente” o “di scopo” che porti il Paese a nuove elezioni in tempi ragionevolmente brevi. Gli sviluppi della situazione politica si sono accelerati in un clima di tensione, un occhio allo spread e al “fattore Cipro” e l’altro al principale dei problemi che hanno provocato il fallimento del tentativo di Bersani: la richiesta del Pdl berlusconiano dell’impegno alla sinistra che il successore di Napolitano al Quirinale sia una persona che possa avere il gradimento dei “moderati”.

Fino alle 19,30, quando Bersani è uscito dallo studio di Giorgio Napolitano, la giornata politica era vissuta delle polemiche e delle reazioni provocate dalla nuova sfida lanciata da Beppe Grillo al sistema politico. Dal suo blog, Grillo si è difeso da chi afferma che, con il rifiuto di far parte di qualsiasi governo che non sia il suo, il M5S impedisce le grandi riforme di cui l’Italia ha bisogno. Citando due articoli della Costituzione, il 76 e il 77, Grillo ha affermato che “se l’Italia è senza governo (in realtà è in carica il governo Monti) ha però un Parlamento che può operare per cambiare il Paese”. Per questo, basta che il Parlamento riprenda “la sua centralità nella vita della Repubblica”. In realtà, ha sostenuto Grillo – le cui affermazioni sono state definite dalle forze politiche “una provocazione” – i parlamentari potrebbero, solo che lo volessero, approvare le leggi che servono, “da quella elettorale a quella sull’abolizione delle province, dalla ineleggibilità di Berlusconi a misure economiche”.

In questo clima, già teso, è giunto il fallimento di Bersani. Secondo le prime indiscrezioni, il confronto tra il segretario del Pd e Napolitano sarebbe stato estremamente teso. Bersani, infatti, avrebbe voluto presentarsi in Parlamento, anche senza una maggioranza precostituita, per chiedere i voti ai grillini in aula; un’incognita che Napolitano considera pericolosa. Del resto fin dalla settimana scorsa il capo dello Stato aveva insistito sulla necessità per Bersani di cercare, e trovare, una maggioranza certa per un governo stabile. E siccome il segretario del Pd non ci è riuscito, Napolitano ha deciso di andare a vedere le carte dei partiti, per disinnescare se possibile, le “preclusioni” e le “condizioni” che hanno bloccato il tentativo di Bersani.

Con il M5S per il momento schierato contro i partiti tradizionali, per il momento fuori per propria scelta da eventuali intese tra i partiti, Napolitano cercherà un’eventuale “apertura” nell’incontro con la delegazione del Pdl-Lega con il quale aprirà le sue consultazioni. Ufficialmente il Pdl ha ripetuto anche venerdi di essere disposto a sostenere un governo Bersani che metta ai primi posti del proprio programma la soluzione dei problemi che più angustiano gli italiani (occupazione, fisco, ecc). Ma ha anche ribadito che Pdl e Lega chiedono che al Quirinale (le votazioni cominceranno verso il 20 aprile) venga eletta una personalità accettabile per i “moderati”. Berlusconi avrebbe anche fatto arrivare a Bersani dei nomi, tra i quali quello della sua “eminenza grigia” Gianni Letta e dell’ex presidente del Senato Renato Pera. Sarebbero queste le “condizioni inaccettabili” di cui ha parlato Bersani. Se su questo punto Berlusconi non fa il passo indietro, a Napolitano resta una sola soluzione: il governo del presidente, o di scopo.
Carlo Rebecchi

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