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Viterbo, case di cura degli Angelucci, dipendenti senza stipendio

Roberto Angelucci, presidente gruppo Ro.ri.

È una Pasqua di passione quella che si apprestano a vivere i 186 dipendenti del gruppo Ro.Ri. in particolare della Clinica Nuova S. Teresa a Viterbo e della Casa di Riposo per Anziani di Nepi, una Rsa. Ad oggi, infatti, i lavoratori non hanno ancora ricevuto lo stipendio di febbraio e forse non arriverà neppure quello del mese di marzo. In più incombe su di loro lo spettro del licenziamento per circa 35 lavoratori, metà nella clinica viterbese e metà in quella di Nepi.

«Tutto questo è paradossale», dichiara Lino Rocchi della Usb Viterbo, «la proprietà vanta crediti per milioni di euro dalla Regione Lazio fin dal 2007 ma, grazie alla lentezza della burocrazia, ha comunicato ai sindacati di aver chiuso il bilancio 2012 con più di 2 milioni di euro in perdita». Si rischia per i lavoratori coinvolti ma anche per la stessa cittadinanza della provincia viterbese di vedere smantellato un centro sanitario di eccellenza, moderno ed all’avanguardia, mentre per alcuni esami importanti, le liste di attesa della Asl hanno ormai raggiunto il 2014.

La proprietà, Fabio e Roberto Angelucci, padre e figlio, rispettivamente nipote e fratello del re delle cliniche, il deputato Pdl, Antonio Angelucci fondatore del gruppo Tosinvest e del Nuovo San Raffaele, titolare di numerose case di cura, tra cui Villa Buon Respiro di Viterbo, la cui sopravvivenza è in bilico da tempo.
Ma un’altra storia si cela dietro al fabbisogno finanziario del gruppo Ro.Ri. Da una parte la procura della Repubblica di Viterbo ha sequestrato i conti correnti del Gruppo, i cui proprietari, Fabio e Roberto Angelucci, sono tra i principali indagati nell’ambito della maxi inchiesta sulla Asl di Viterbo con l’accusa di aver truffato alcune decine di milioni all’azienda sanitaria e alla Regione Lazio, dall’altra la stessa Regione non salda i conti delle prestazioni fornite.

Secondo i magistrati viterbesi, la struttura avrebbe chiesto alla Asl rimborsi che non le spettavano. Come si legge nell’avviso di conclusione delle indagini, notificato ai 19 indagati, tra cui il presidente Roberto Angelucci e il vicepresidente Fabio Angelucci, le prestazioni sanitarie della casa di cura erano in realtà «non corrispondenti alle definizioni e ai limiti normativi indicati dalle linee guida del ministro della Sanità […] in quanto i trattamenti sono stati praticati per una durata giornaliera media nettamente inferiore ai suddetti limiti». L’accusa più grave, mossa loro dalla Procura, è truffa. Reato di cui deve rispondere anche il responsabile del reparto riabilitazione della casa di cura nepesina Francesco Pesce Delfino. Per gli inquirenti accadeva che per alcuni interventi in regime di day hospital fossero registrati come ricoveri di lungodegenza. In questo modo, Angelucci e Delfino «inducevano la Asl in errore e a erogare a titolo di rimborso somme non dovute». I rimborsi in questione ammonterebbero a oltre 20 milioni di euro. Inoltre, gli stessi Fabio e Roberto Angelucci sono al centro di una dura controversia con l’Associazione Stampa Romana, nonostante l’accordo sottoscritto non hanno ancora pagato numerosi collaboratori del ”Nuovo Corriere Viterbese”, il quotidiano da loro fondato e chiuso ormai da mesi. Redazione Online News

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