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SOPAF/ Indagato Giorgio Magnoni, bancarotta da 200 milioni. Il padre fu socio di Sindona

giorgio magnoni

Non e’ la prima volta che le ‘nubi’ di inchieste giudiziarie si addensano attorno alla famiglia Magnoni che ha avuto un ruolo da protagonista in numerose vicende finanziarie degli ultimi cinquant’anni, dalla Banca Privata Italiana di Michele Sindona alla Bpi di Gianpiero Fiorani fino alla Lehman Brothers. Ora da un’accusa ‘pesante’, una bancarotta con un ‘buco’ da quasi 200 milioni di euro, dovra’ difendersi uno degli eredi di quella che e’ una vera e propria dinastia: Giorgio Magnoni, 73 anni, figlio di Giuliano che fu socio e consuocero del banchiere e ‘bancarottiere’ siciliano, quel Sindona mandante dell’omicidio di Giorgio Ambrosoli. Gli uomini del nucleo di polizia valutaria della Gdf di Milano, coordinati dal pm Gaetano Ruta, si sono presentati stamani, infatti, nella sede di Sopaf, ‘storica’ societa’ di intermediazione e amministrazione finanziaria fondata nel capoluogo lombardo nel 1980 e poi quotata anche in Borsa e di cui Giorgio Magnoni e’ stato presidente. I finanzieri hanno effettuato una serie di perquisizioni, anche in abitazioni private, nell’ambito di un’inchiesta aperta per bancarotta e aggiotaggio (accusa relativa a una comunicazione della societa’ al mercato) che vede indagati sei ex amministratori della societa’, tra cui proprio l’ex ‘numero uno’ Giorgio Magnoni e suo figlio Luca. Sopaf, che era gia’ finita sull’orlo del crac tra il 2011 e il 2012, aveva dovuto subire prima un’istanza di fallimento da parte di Unicredit, uno dei suoi principali creditori, e poi un’altra richiesta di fallimento da parte della Procura il 21 febbraio scorso. Una settimana dopo, pero’, i nuovi amministratori della societa’ hanno ottenuto l’ammissione al concordato preventivo. Nel decreto firmato dal Tribunale fallimentare di Milano si parla del ”grave stato di crisi” di Sopaf e si evidenzia, tra l’altro, che ”Magnoni Giorgio, Yaneisi Fernandez, Magnoni Luca, Magnoni Andrea e Magnoni Niccolo’ (tutti e tre figli di Giorgio, ndr) si sono impegnati a mettere a disposizione beni personali fino a un importo pari a 5 milioni di euro” per il buon esito del concordato. In un comunicato alla Consob di fine febbraio la stessa Sopaf spiegava di avere una ”posizione finanziaria netta negativa per 105 milioni di euro” e ”debiti scaduti” per 107 milioni di euro. La Gdf oggi e’ andata proprio ‘a caccia’ di documenti utili a ricostruire le singole operazioni – soprattutto investimenti sbagliati e spericolati – che hanno causato quel ‘buco’ da circa 200 milioni. E gli inquirenti cercheranno anche di capire se qualcuno del ‘vecchio’ management possa essersi intascato parte di quei soldi. Mentre il padre Giuliano era finito anche a processo per il crac della Banca Privata Italiana di Sindona (venne prosciolto per prescrizione) e il fratello di Giuliano, Pier Sandro, fu accusato anche di minacce a Enrico Cuccia, il nome di Giorgio Magnoni e’ stato associato piu’ di recente all’ormai famoso Oak Fund ai tempi della scalata di Roberto Colaninno a Telecom. Una famiglia, quella dei Magnoni, considerata da sempre vicina ai ‘poteri forti’ della finanza italiana e non solo: il fratello di Giorgio, Ruggero Magnoni, oltre ad essere stato uno degli azionisti di maggioranza di Sopaf, e’ stato vicepresidente di Lehman Brothers in Europa, prima del fallimento del ‘colosso’ americano, e anche ‘numero uno’ di Nomura, la granda banca giapponese che siglo’ l’operazione ‘Alexandria’ con Mps.

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