| categoria: politica, Senza categoria

IL PUNTO/ Un vincitore morale già c’è: il Cavaliere

Nel suo fortino, assediano dalle truppe “regolari” del Pdl e dai guerriglieri “ribelli” e semiclandestini (del Pd) capeggiati (“dico non dico”, “faccio non faccio”) da Matteo Renzi, Pierluigi Bersani continua a ripetere il suo “no” ad un governo con il Pdl. Ieri aveva affidato il suo “no” a Repubblica, oggi lo ha detto in video, ad “Agora”. “A proposito di larghe intese, e governassimo, io ho vissuto la fase del governo Monti. Noi siamo rimasti lì, e Berlusconi s’è dato tre mesi prima. E quando lo incontro glielo dico: ‘ti conosciamo mascherina’. Noi abbiamo già dato”.

A prima vista un Bersani stile “muoia Sansone con tutti i flistei”. Ed effettivamente una interpretazione è che Bersani, qualora non gli venisse restituito il “pre-incarico” congelato da Giorgio Napolitano con l'”invenzione” dei dieci saggi, potrebbe mettersi di traverso e provocare elezioni anticipate. Che però non potranno esserci prima dell’elezione del successore di Napolitano (si comincia il 18) e da allora di acqua, sotto i ponti, ne sarà già passata tanta. Tanta, quasi certamente, da travolgere lo stesso segretario del Pd, che – se non nasce un governo a guida Pd – finirà per pagare perdendo la segreteria.

Bersani è già in minoranza nella direzione del Pd dove, a fronte dei “ribelli” che fanno riferimento a Renzi, trova un seguito sempre più tiepido anche da parte di chi fino ad ora lo ha sostenuto, vedi Enrico Letta, Franceschini & co. Compagni di partito – compreso Renzi – leali, che non hanno intenzione di ordire sabotaggi nei suoi confronti, ma che ormai viaggiano su una linea che poi è quella indicata ieri da Napolitano con il suo elogio del “compromesso storico” voluto da Enrico Berlinguer e Giulio Andreotti.

A termine – e non di anni, ma di pochi giorni o al massimo di qualche settimana – è questo il punto d’arrivo già scritto. Del resto, lo stesso Bersani ha confermato oggi la notizia “anticipata” ieri da Berlusconi, e cioè che un incontro tra i due ci sarà entro la settimana, giovedì o venerdì. Ufficialmente, per entrambi i partiti, B & B si vedranno per uno scambio di opinione e valutazioni sul successore di Napolitano, il cui nome dovrà essere il più possibile “condiviso”. Una volta trovata un’intesa su questo punto, la strada potrebbe essere aperta per il secondo obiettivo, l’accordo di governo, che quale che sia il suo nome – governissimo, larghe intese, di scopo – segnerà il piena riabilitazione del Cavaliere e l’inizio della fine per Bersani.

Il Pd infatti è già in ebollizione e la inevitabile revisione delle alleanze – a cominciare da quella con il Sel di Niky Vendola – rischia di fare morti e feriti. Un Pd riformista alla Renzi potrebbe attirare molti degli elettori che si sono rifugiati nel M5S; e sull’altro fronte il Pd potrebbe riassorbire quegli elettori moderati che si erano lasciati attirare da Scelta civica di Mario Monti. Questa almeno è la speranza sia nel Pd che nel Pdl, suffragata anche dai sondaggi che vedono i due partiti maggiori in crescita e i grillino in calo.

Dato questo scenario di fondo, Berlusconi e Bersani cercheranno di vedere se è per loro possibile condividere il sostegno ad uno stesso personaggio. Scartato Romano Prodi, la cui nomina da parte della sinistra verrebbe considerata una provocazione inaccettabile dal centrodestra, numerosi nomi che circolano vanno bene per entrambi. Nomi che sono sempre gli stessi: Amato, Marini. Il Corriere della Sera parla di un progetto bersagliano per una candidatura della presidente della Camera, la Boldrini. ma può essere al massimo una provocazione versatile, se ufficializzata diventerebbe un atto di guerra.

Quanto al governo, Berlusconi, assicurano i suoi, accetterebbe anche che a guidarlo fosse Bersani, e non chiederebbe nemmeno che nella sua squadra ci fossero ministri targati Pdl. La sua posizione sarà però decisamente ferrea sui punti di programma, programma di rilancio economico – e abolizione e restituzione dell’imu – in testa. Il suo risultato infatti il Cavaliere lo ha già ottenuto ridiventando l’uomo che ha il pallino del gioco in mano. Bersani ha vinto le elezioni ma è attorno a Berlusconi, oggi, che si dovrà fare il governo. Oppure andare ad elezioni con il Pdl in crescita e il Pd allo sbando
CArlo Rebecchi

Ti potrebbero interessare anche:

Il Monti politico non sa comunicare: dialogo possibile con Vendola? Ma chi l'ha detto? Lui
A San Marino o dall'India, corsa ad acquisto del farmaco anti-epatite C
Brembo investe 74 milioni per realizzare una fonderia negli Usa
L'ira del Cav contro il premier: deriva autoritaria. E con il Pd è scontro
Renzi in Arabia, tra lotta al terrorismo e investimenti
Disoccupazione giovanile boom, schiaffo dell'Istat a Renzi



wordpress stat