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QUIRINALE/ Scendono in campo i “grandi elettori”. Non mancano polemiche e casi imbarazzanti

Mario Abbruzzese

Eccoli i grandi elettori, quelli che a partire dal 18 aprile parteciperanno al plenum chiamato a scegliere il nuovo capo dello Stato. Il quadro è quasi completo. Uno dopo l’altro, i consigli regionali (mancano ancora Toscana, Marche e Veneto) hanno votato per designare i 58 nomi. Non mancano le polemiche e i casi imbarazzanti, come quello di Mario Abbruzzese, uscito indenne (per ora) a stento dallo scandalo Fiorito, ritornato in consiglio regionale del Lazio sull’onda di un notevole risultato elettorale ma rimasto una figura scomoda. Da presidente del consiglio regionale, circondato di benefit e collaboratori, poteva non sapere dei pasticci di Fiorito e compagni? La sua presenza non porta al sorriso.Le regole del gioco sono complesse. La prassi vuole che nelle regioni dove governa la destra due grandi elettori spettino alla destra e uno alla sinistra mentre, specularmente, dove governa la sinistra il rapporto si inverte. Per cui, fatti due conti, e rispettate queste proporzioni, su 58 delegati regionali 31 sono di centrosinistra, 26 di centrodestra oltre all’unico rappresentante eletto in Val d’Aosta. Fatte le somme, dunque, al Pd e a Sel, mancherebbero 9 grandi elettori per raggiungere in autonomia quota 504, che poi è il quorum richiesto dalla quarta votazione in poi. Mentre ai primi tre scrutini, per eleggere il presidente della Repubblica servono i due terzi del plenum: 671 su 1.007. A parte il dato quantitativo, l’elezione dei rappresentanti regionali chiamati ad integrare il Parlamento in seduta comune ha riservato qualche sorpresa. Oggi si vota a Firenze dopo una battaglia all’ultimo voto all’interno del gruppo regionale del Pd che (10 voti a 8, determinanti i due filo franceschiniani che fanno capo al consigliere Giacomelli) è stata bocciata la proposta del capogruppo Marco Ruggeri (un bersaniano) di inserire tra i grandi elettori anche il sindaco Matteo Renzi. Il consiglio regionale della Toscana dovrebbe dunque votare per il governatore Enrico Rossi, il capogruppo Alberto Monaci e un vicepresidente in quota Pdl. In Sicilia, invece, le giuste aspirazioni del M5S (primo partito nell’isola già alle regionali di ottobre 2012) sono state azzerate da un’intesa Pd, Udc, Pdl: alla fine sono stati eletti il presidente dell’assemblea regionale Giovanni Ardizzone (Udc), l’ex presidente Francesco Cascio (Pdl) e l’attuale governatore Rosario Crocetta (Il megafono alleato del Pd). Ma ci è mancato poco che Crocetta (29 voti) non dovesse cedere il biglietto per Roma al candidato del M5S, Salvatore Siracusa, che ha ottenuto 24 voti.
Nel Lazio – dove sono stati eletti anche il governatore Nicola Zingaretti e il presidente del nuovo consiglio regionale Daniele Leodori per il Pd – ha fatto un po’ di rumore appunto la scelta del Pdl di puntare sull’ex presidente dell’assemblea regionale Mario Abbruzzese: maalle ultime elezioni è stato rieletto con 15 mila preferenze. A Venezia è stata scelta la prassi di sempre per cui è scontato che verranno eletti come rappresentanti regionali il governatore Luca Zaia (lega), il presidente del consiglio regionale Clodovaldo Ruffato (Pd) e il consigliere Franco Bonfante del Pd. In Alto Adige i tre grandi elettori sono: Rosa Thaler Zelger (Svp), il presidente della giunta regionale Alberto Pacher (Pd), e il consigliere Pino Morandini (Pdl). In Molise sono passati Salvatore Ciocca (Comunisti), Francesco Totaro (Pd) e Angiolina Fusco Perrella (Pdl). Dalla Sardegna arriveranno a Roma Claudia Lombardo, Ugo Cappellacci e Giampaolo Diana. Dall’Abruzzo, Gianni Chiodi, Nazario Pagano e Camillo D’Alessandro. In totale sui 49 già eletti, le donne sono solo 5.

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