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Napolitano insiste sulle larghe intese, Bersani fa resistenza

Saranno entrambi in piazza domani. Un’iniziativa piu’ ‘raccolta’ quella di Pier Luigi Bersani nella periferia romana di Corviale. Un vero e proprio comizio quello di Silvio Berlusconi a Bari. Due manifestazioni ‘viziate’ dalla trattativa in corso sul Colle, che ormai si avvia alla stretta finale. Oggi il Cavaliere ha dato disco verde all’ipotesi un esponente del Pd al Quirinale, a patto che questo apra la strada un governo di larghe intese, con ministri del Pdl. Dal quartier generale di Bersani si respinge l’offerta al mittente. Niente larghe intese, “la nostra proposta e’ quella di un governo di cambiamento. Noi restiamo fermi su questo. E’ la soluzione migliore, le altre sarebbero peggio”. Bersani lo ha anche spiegato agli interlocutori del Pd che ha incontrato tra ieri e oggi. Il segretario ha visto Rosy Bindi, Walter Veltroni e stamattina Massimo D’Alema, dopo un chiarimento nei giorni scorsi anche con Dario Franceschini. Tutti dirigenti che, con tempistiche e suggerimenti diverse, hanno preso le distanze dalla linea Bersani. Veltroni e D’Alema hanno anche aperto un canale di comunicazione con Matteo Renzi, dando la misura di come nel Pd ci si prepari al dopo. Inteso, anche come ‘dopo Bersani’. Il segretario pero’, a quanto viene riferito, non ritiene affatto chiusa la sua partita. “Non dimentichiamoci che Bersani resta in campo per fare il premier e con un governo di cambiamento l’Italia ce la puo’ fare”, dicono i fedelissimi di Bersani. E questa sensazione il segretario l’ha trasmessa anche ad altri interlocutori, come Pier Ferdinando Casini che ha visto stamattina alla Camera. Bersani si sarebbe mostrato ottimista sulla possibilita’ di arrivare a un nome condiviso per il Colle e non del tutto pessimista sul dopo. “Pensa di avere ancora delle chances”, si spiega. In tutto questo, oggi e’ tornato a parlare il presidente Giorgio Napolitano. E lo ha fatto per ribadire che quella delle larghe intese puo’ essere la via maestra: il nuovo governo “puo’ nascere solo da scelte di collaborazione che spetta alle forze politiche compiere”. Anche nell’incontro con Casini di stamattina, come nei colloqui con altre forze politiche, Bersani non avrebbe fatto nomi per il Colle. E lo stesso Berlusconi nell’intervista a Repubblica ha detto di essere in attesa di conoscere la rosa di nomi proposta dal Pd. Le carte, dunque, sembra restino coperte. E l’uscita di Berlusconi sebbene sia considerata strumentale dall’inner circle bersaniano. “Il Cavaliere punta alle larghe intese ma noi non ci stiamo”. Tuttavia, l’ipotesi di un Pd al Quirinale fa crescere l’ipotesi Massimo D’Alema al Colle. Ci credono pure i bookmaker che lo danno appena dietro a Romano Prodi come favorito per il Colle. Mentre calano le quotazioni di Giuliano Amato dopo che Roberto Maroni ha bocciato una sua possibile candidatura. Il segretario leghista spiega di averlo detto ieri a Bersani durante l’incontro che si e’ svolto alla Camera: “La Lega ha ribadito il suo no alle candidature di alcuni nomi per il Quirinale, tra cui quello di Giuliano Amato”. E lo stesso Maroni ha confermato che le vere carte continuano a restare coperte: quello che hanno in mente per il Colle Berlusconi e Bersani, dice Maroni, “non coincide esattamente con quanto ho letto sui giornali”. Anche perche’ il Cavaliere sta gestendo la partita per il Colle con l’obiettivo di non restare con il cerino in mano e punta all’accoppiata presidente di garanzia-esecutivo: la condivisione deve essere su tutto, avrebbe detto il leader pidiellino ai suoi. Il presidente Napolitano nel consegnare quello che ha definito il “suo ultimo contributo” ovvero i documenti prodotti dal lavoro dei saggi, ha anche consegnato alcune riflessioni sul governo di cui dovra’ occuparsi il suo successore: il nuovo governo “puo’ nascere solo da scelte di collaborazione che spetta alle forze politiche compiere”, “non poteva nascere per impulso del presidente della Republica uscente ripercorrendo un sentiero analogo a quello battuto con successo nel novembre del 2011”. E il lavoro dei saggi puo’ essere utilizzato come base programmatica per un eventuale governo che nasca dalla collaborazione delle forze politiche: si tratta, dice il presidente Napolitano, di “un elenco ragionato di possibili linee di azione” di un futuro governo, “lasciando alle forze politiche all’apprezzamento dei margini di convergenza e di divergenza su proposte da considerare ai fini di un impegno di governo”. Napolitano ha detto che questo dei saggi rappresenta il suo “contributo conclusivo”. Tuttavia la possibilita’ di un bis continua a ricorrere nei ragionamenti di Palazzo. Nel caso in cui non si trovasse un’intesa tra Pd e Pdl, si dice in ambienti parlamentari, non e’ escluso che si alzi qualcuno e proponga di chiedere un ‘sacrifici’ a Napolitano. Anche perche’, si sottolinea, dalla quarta votazione in poi, puo’ succedere di tutto. Sulla vicenda dell’elezione del nuovo capo dello Stato oggi e’ e’ intervenuto anche Matteo Renzi: “Faccio il ‘piccolo eletto’, non il ‘grande elettore’, quindi sono molto rispettoso di quello che verra’ fuori dal gruppo Pd. Ma spero si faccia presto”. Il sindaco dice che non ha dato indicazioni ai ‘suoi’ parlamentari: “Non c’e’ alcun ordine di scuderia, ma so che stanno chiedendo al Pd di rendersi conto che bisogna mettersi in sintonia con la realta’”. Spero “che il gruppo del Pd faccia una valutazione seria”, perche’ “sarebbe assurdo immaginare un accordicchio alla meno, sulla base delle esigenze immediate”. Oggi poi e’ stata anche la giornata di Fabrizio Barca. Ieri si e’ iscritto al Pd e oggi ha reso pubblico il suo ‘manifesto’, un lungo e articolato documento di ben 55 pagine. Il ministro ha specificato che questo non e’ l’atto da cui parte una sua eventuale corsa per la segreteria: “Iscriversi a un partito e candidarsi, il giorno dopo, a segretario sarebbe grottesco e sarebbe il modo di uccidere quello che ho scritto nel documento”. Barca dice di non essere l’anti-Renzi e spiega di voler aprire un confronto di idee dentro il Pd e magari far parte “di una squadra” che emerga appunto da questo confronto. Certo, non sembra muoversi in modo ostile verso Bersani: “Io non avrei fatto nulla di diverso da quello che ha fatto lui” in questa fase. E la stima e’ reciproca. Dalle parti di Bersani, l’adesione di Barca al Pd e la sua iniziativa sono stata apprezzate, “riflette la vitalita’ del partito”.

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