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SCHEDA/ Dall’arsenico in acqua e cibo rischio cancro e malattie cardiovascolari

Cancro, lesioni cutanee, malattie cardiovascolari, effetti sullo sviluppo, danni al sistema nervoso e diabete. Sono alcune delle conseguenze derivate da un’esposizione prolungata nel tempo all’arsenico contenuto nell’acqua potabile e nel cibo, come rileva l’Organizzazione mondiale della sanita’. L’arsenico e’ un elemento chimico presente nell’ambiente in varie forme organiche e inorganiche, di origine sia naturale (suolo e sottosuolo ne sono ricchi sia in Italia sia in Europa) sia derivata dall’azione dell’uomo. Le forme inorganiche dell’arsenico sono assai piu’ tossiche di quelle organiche. La principale minaccia per la salute pubblica deriva appunto dalle falde acquifere contaminate. Quindi bere acqua, mangiare cibo preparato e coltivazioni irrigate con acqua ricca di arsenico puo’ causare un avvelenamento cronico, le cui manifestazioni piu’ tipiche sono le lesioni cutanee e il cancro della pelle. I sintomi immediati di un avvelenamento acuto sono vomito, dolore addominale e diarrea, seguiti da torpore, formicolii, crampi e morte nei casi piu’ estremi. Gli effetti invece di una esposizione prolungata nel tempo di almeno 5 anni, attraverso l’acqua potabile e il cibo, avverte l’Oms, iniziano dalla pelle, con cambiamenti nella pigmentazione, lesioni cutanee sulle palme delle mani e le piante dei piedi e possono essere precursori di un cancro alla pelle. L’arsenico in forma inorganica e’ naturalmente presente in alti livelli nelle falde di diversi paesi, tra cui Argentina, Bangladesh, Cile, Cina, India, Messico e Usa. L’arsenico e’ anche usato nel settore industriale come agente legante, nella produzione di vetro, tessuti, carta e munizioni, nonche’ in pesticidi, additivi alimentari e farmaceutici. Proprio la valutazione degli effetti tossici dell’arsenico, sottolinea l’Istituto superiore di sanita’, ha portato l’Authority europea per la sicurezza alimentare (Efsa, 2009) e la Commissione congiunta Fao/Oms sugli additivi alimentari (Jecfa, 2010) ad abbassare le dosi di riferimento per la protezione della salute per l’arsenico inorganico.

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