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Rivendicato dagli anarchici a Genova il pacco bomba alla Stampa

Il documento di rivendicazione da parte della Fai, la Federazione anarchica informale, del pacco bomba spedito al quotidiano ‘La Stampa’ di Torino e’ arrivato in redazione al Secolo XIX alle 9, con la prima distribuzione della posta. ”Niente faceva presupporre il contenuto”, ha detto il vicedirettore Luigi Leone. ”La busta e’ stata aperta dalla segretaria di redazione che mi ha consegnato il documento. Ho chiamato la Digos”. Il volantino era contenuto in una busta arrivata a Genova dal centro di smistamento di Roma Fiumicino ”e proprio al Secolo XIX, che e’ il giornale di Genova – fanno notare gli inquirenti -, luogo dove il 7 maggio 2012 venne ferito l’ad di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi, sempre dalla Fai. Ce lo aspettavamo. Probabilmente non e’ finita qui”. Il documento, firmato dalla cellula della Federazione anarchica informale Damiano Bolano (un anarchico spagnolo arrestato nel marzo 2011) non compie analisi ma accusa l’agenzia Europol investigazioni di Brescia, destinataria di un altro pacco bomba, e i giornalisti della Stampa di ”collaborare con la repressione”: la prima perche’ fornirebbero microspie, i secondi – ‘pennivendoli’ – perche’ esalterebbero le gesta della polizia. I giornalisti, dunque, nel mirino: ed infatti, sempre oggi, durante un corteo di anarchici a Torino oggi sono state lanciate pietre contro l’auto della Stampa. L’autista della vettura e’ rimasto ferito a un braccio, mentre il redattore e il fotografo che si trovavano sull’auto sono rimasti illesi. A lanciare i sanpietrini, secondo la denuncia del giornalista del quotidiano, sarebbero stati alcuni individui incappucciati, che si sono staccati dal corteo per colpire l’auto. Tornando alla rivendicazione, la Fai scrive che l’invio della busta esplosiva al quotidiano torinese e’ ”la prosecuzione della campagna iniziata dal nucleo Olga”, ovvero l’azione che ha portato al ferimento di Adinolfi. Dicono gli inquirenti genovesi che ”tra quell’attentato, il pacco bomba alla Stampa, quello alla Europol di Brescia e la sassaiola di stamani a Torino non c’e’ soluzione di continuita’. Cambia tattica, non strategia”. Cambiano pero’ gli obbiettivi: ”Stavolta – si legge nel documento – li abbiamo trovati tra chi fornisce al dominio le appendici tecnologiche per la repressione”. Oltre a questi ”ogni singolo pennivendolo e’ obbiettivo della nostra guerra”. La campagna anarchica e’ denominata ‘Caccia alla spia’. Anche il nome del gruppo che firma il volantino, cellula Damiano Bolano, si ‘aggancia’ al lungo documento usato per rivendicare l’attentato all’ad di Ansaldo Nucleare. Bolano, 12 giorni dopo l’attentato a Adinolfi, dedico’ ”un caldo ringraziamento ai compagni italiani della Fai”, che avevano ricordato il suo nome nella rivendicazione all’attentato nei confronti del manager. Ed ora i pacchi bomba a Torino e Brescia vengono ‘dedicati’, tra gli altri, proprio ad Alfredo Cospito e Nicola Gai, arrestat a suo tempo per l’attentato a Adinolfi. Insomma, le indagini di Genova e Torino sono destinate inevitabilmente a intrecciarsi. Nel fascicolo che riguarda l’agguato al manager dell’Ansaldo c’e’ traccia di una riunione ”tenuta a Napoli tra membri della Fai/Fri nella quale vennero espressi dubbi sull’utilita’ di ricorrere alle armi abbandonando l’uso dell’esplosivo”. Per il procuratore capo di Genova Michele Di Lecce ”si puo’ dire che sono tornati a una strategia perseguita prima del ferimento di Adinolfi e cioe’ quella dei pacchi bomba”.

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