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SIRIA/ 1 – La frontiera bollente tra Antiochia e Aleppo

E’ l’area forse di piu’ forte contrasto ai confini dell’infinita guerra civile siriana, quella striscia di territorio – che fu Mesopotamia, poi terra crociata, ottomana, francese – oggi terra di confine, in Siria fra Aleppo e Idlib, attorno all’antica Antiochia in Turchia, dove sono scomparsi e ora riapparsi i quattro giornalisti italiani. A nord, in terra turca, la gente manifesta per Bashar al Assad, a sud la fascia di confine e’ nella mani dei nemici piu’ sanguinari del presidente siriano, i guerriglieri dei movimenti jhadisti vicini ad Al Qaeda come il Fronte al Nusra, punta di diamante della ribellione sunnita, presumibilmente responsabile della cattura dell’equipe Rai. Al Nusra ha ufficialmente fatto atto di sudditanza nei giorni scorsi al capo di Al Qaida, Ayman al Zawahri e al progetto di trasformare la Siria in emirato fondato sulla Sharia. La terra lungo il confine con la Turchia e’ caduta rapidamente l’anno scorso nelle mani dei ribelli, insieme ai valichi di frontiera siriani. La popolazione qui e’ prevalentemente rurale, sunnita conservatrice, ad eccezione delle zone curde dove dopo il ritiro dell’esercito di Damasco ci sono stati scontri fra jihadisti che cercavano di prenderne il controllo e milizie di autodifesa del Pyd, vicino al Pkk turco. Dalla parte turca della frontiera, ad Antiochia (Antakya in turco), la popolazione e’ invece prevalentemente alawita – una branca ‘liberal’ degli sciiti – come la minoranza siriana cui appartiene Bashar al Assad. Qui la gente e’ apertamente contraria alla politica anti-siriana del premier islamico sunnita turco Recep Tayyip Erdogan che, dopo essere stato amico stretto di Assad, da due anni ne e’ il piu’ acerrimo nemico, ed e’ diventato il principale sostenitore della ribellione sunnita. L’opposizione turca lo accusa di essere mosso come il Qatar da motivi settari – sunniti contro sciiti e alawiti – e di appoggiare non solo la componente piu’ ”presentabile” della ribellione armata, l’Esercito Siriano Libero (Esl) ma anche la componente jihadista, la piu’ pericolosa. Ad Antiochia la gente e’ scesa in piazza piu’ volte per sostenere Assad e protestare contro la politica di Erdogan. E si sono moltiplicate le petizioni per chiudere i campi profughi siriani intorno alla citta’, dove sono ospitati decine di migliaia di rifugiati sunniti. ”I campi sono basi arretrate per i terroristi” tuona il leader del partito di sinistra ‘Isci Partisi’ di Antiochia, Kefrem Yildirim: ”Vivono li’ con le famiglie, fanno i turni, la mattina vanno a combattere in Siria, tornano la sera”. ”Erdogan e i paesi occidentali, fanno il gioco di Al Qaida: i ribelli non sono certo meglio di Assad, vogliono uno stato islamico e vogliono schiacciare le minoranze”. La citta’ ha vissuto notti di scontri fra giovani turchi alawiti e rifugiati siriani sunniti. La gente protesta anche per il fatto che gli ospedali sono pieni di ribelli siriani feriti, contro il rincaro dei prezzi delle case prese d’assalto dai profughi non registrati ufficialmente, contro il crollo del turismo e contro il tracollo degli scambi commerciali con la Siria, che ha messo in crisi l’economia locale. E molti preferiscono Assad a Erdogan.

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