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SIRIA/ Ricucci: “Malgrado tutto, trattati con i guanti”

amedeo ricucci

”Il nostro e’ stato una sorta di fermo molto prolungato, che pero’ si e’ risolto in un modo positivo. Nonostante tutto ci hanno trattato bene, direi con i guanti bianchi. Paura? Si, c’e’ sempre, perche’ in zona di guerra puo’ succedere di tutto”. Lo ha detto all’aeroporto militare di Ciampino l’inviato Rai, Amedeo Ricucci, che ha voluto anzitutto ringraziare l’unita’ di crisi della Farnesina (a Ciampino era presente il capo della struttura, consigliere Claudio Taffuri) e tutte le strutture dello Stato che hanno contribuito al buon esito della vicenda. ”Le giornate si sono svolte stando chiusi in una stanza, molti di loro non parlavano ne’ inglese ne’ francese, solo l’arabo e quindi non abbiamo avuto molti contatti se non con i capi del gruppo che si sono mostrati sempre disponibili. Abbiamo fatto la loro stessa vita, mangiato come loro, un pugno di zuppa di ceci, e per dormire ci hanno offerto le loro stesse brande. Insomma niente di piu’ e niente di meno di quello che offrono a se stessi”. Perche’ vi hanno preso? ”Molto probabilmente – la risposta di Ricucci – siamo stati bloccati perche’ potremmo avere filmato qualcosa che loro non volevano, probabilmente un loro check point e anche una chiesa distrutta e profanata in una zona di cui il gruppo aveva preso possesso solo da una settimana”. Quanto ai sequestratori, ”non avevano nulla a che vedere con l’esercito siriano libero: e’ un gruppo islamista armato che ha nella fede il proprio elemento portante”. ”Per me come giornalista la vicenda vissuta offre lo spunto per capire quanto stia diventando sempre piu’ difficile fare questo lavoro da indipendente – conclude Amedeo Ricucci – la cosa drammatica e’ che i belligeranti non hanno piu’ bisogno dei giornalisti, per cui li trattano come chiunque altro. E cosi’ diventa sempre piu’ rischioso fare questo mestiere”.

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