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Somalia, sangue a Mogadiscio. Morti nove kamikaze, 34 vittime

Gli integralisti shabaab tornano a insanguinare Mogadiscio e in una sequenza di attentati, i piu’ gravi degli ultimi mesi, lasciano sul terreno almeno 34 vittime civili. Il tribunale della capitale somala, un convoglio umanitario, una localita’ sconosciuta sotto tiro sono stati gli obiettivi del teatrale e macabro ritorno sulla scena dei terroristi legati ad Al Qaida che hanno gia’ rivendicato l’attacco suicida contro il palazzo di giustizia dove sono morti 29 civili e, sembra, nove kamikaze. I feriti, in tre ore di violenza, sono 58, secondo un responsabile della sicurezza che ha chiesto l’anonimato. Un’azione da professionisti, con sei attentatori che si sono fatti esplodere all’interno del complesso di edifici che ospita il tribunale e altri tre – tutti con l’uniforme della polizia addosso – uccisi dalle forze di sicurezza. Pochi minuti dopo altre cinque persone, tra le quali due passanti, sono morte per l’esplosione di un’autobomba comandata a distanza lungo la strada per l’aeroporto mentre transitava un convoglio umanitario di una ong turca. Del terzo attentato, segnalato da varie fonti, non si sa invece praticamente nulla. Una serie di segnali da non sottovalutare, lanciati all’Europa e alle organizzazioni internazionali, compresa la missione dell’Unione africana (Amisom). Mentre l’attenzione e’ puntata sul disastro Siria, e il Fondo monetario internazionale ha appena annunciato il riconoscimento del governo del Paese del Corno d’Africa nato dopo le elezioni di settembre, aprendo la strada a una ripresa dei rapporti dopo 22 anni, gli shabaab, attraverso il portavoce Sheikh Ali Mohamed Rage, fanno sapere che quella contro il tribunale e’ stata ”un’azione sacra contro gli infedeli riuniti nel tribunale”, e che ”continueremo fino a quando la Somalia sara’ libera dagli invasori”. La prima, feroce, avvisaglia, era arrivata poco meno di un mese fa, con l’attentato nei pressi del palazzo presidenziale che aveva fatto dieci morti. E anche se il presidente Hassan Sheikh Mohamud ha definito gli attentati di oggi ”un segno di disperazione dei terroristi”, le azioni sembrano confermare che, dopo i contrasti interni e lo sbandamento dovuto alla perdita delle roccaforti del centro e del sud del Paese, gli shabaab hanno serrato le fila. E sono pronti a una guerra durissima contro la stabilizzazione che sembrava a portata di mano dopo la caduta del ‘dittatore’ Siad Barre nel 1991 e gli anni della guerra civile dominati dalla ferocia dei signori della guerra.

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