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Abruzzo, quelle riserve naturali poco conosciute


Con i loro 170.000 ettari potrebbero costituire il quinto parco della regione, insieme a quello d’Abruzzo, della Majella, del Gran Sasso e del Sirente-Velino. E invece le 33 riserve naturali regionali abruzzesi, sono conosciute solo a livello locale. Microdestinazioni dall’ambiente integro, caratterizzate da una natura imperiosa e dall’assenza dell’uomo, mete perfette per un turismo individuale o di piccoli gruppi.

Da fine 2012 tre di queste (Monte Salviano, Gole di San Venanzio e Lago di San Domenico) gestite dalla onlus Ambiente e Vita, si sono fatte capofila di un progetto di rilancio. Scopo: uniformare la qualità dei servizi offerti e fare rete con i grandi parchi, creando dei corridoi ecologici di interconnessione, vista la posizione strategica delle riserve nel cuore dell’Appennino. “E dare vita ad un consorzio ad hoc, allo studio proprio in questi giorni, in grado di formulare una proposta integrata in materia di ecoturismo”, come ha spiegato Fabrizio Schiazza, direttore della Onlus in Abruzzo.

Ecco le mete da non perdere nel lungo ponte del 25 aprile. La Riserva Naturale di Monte Salviano, 722 ettari nel comune di Avezzano è un vero ponte tra l’area del Velino e il Parco nazionale d’Abruzzo. Dal valico del Salviano (così chiamato per via di una varietà di salvia che lo ricopre) parte l’antica Via dei Marsi, utilizzata un tempo per la transumanza verso il Lazio e dai Fucensi per portare a Roma il pescato del loro lago. Quaranta km di sterrato tra altipiani e boschi conducono, in due giorni di cammino fino a Pescasseroli. Due i rifugi lungo il percorso, quello di Sant’Elia e di Coppa dell’Orso, dove dormire in sacco a pelo.

Sempre nella riserva la notte del 26 aprile si svolge una suggestiva fiaccolata nei boschi che sale a 1000 metri sulla cima del monte, fino al santuario della Madonna di Pietracquaria, così chiamata in seguito a una pioggia miracolosa che salvò Avezzano dalla siccità a fine ‘700. Ma Salviano è anche il regno dello scoiattolo dell’Appennino (simbolo della riserva), diffusissimo e facile da incontrare tra i boschi di pino nero e le leccette.

Da non perdere i cunicoli di Claudio (non più visitabili però all’interno), monumentali opere di ingegneria idraulica utilizzati in età romana per prosciugare la conca del Fucino e trasformarla in area agricola. (La riserva organizza su richiesta visite guidate – info 0863/501249).

Trekking incredibili più est, nella Riserva naturale di San Venanzio, 1072 ettari nella zona di Raiano, incastonati tra il Velino e le montagne del Morrone, nel Parco della Maiella. Dominati dallo scorrere impetuoso del fiume Aterno, che nella sua corsa verso l’Adriatico scava prima un canyon spettacolare di sei km tra le rocce per poi placarsi in ampie anse più a valle. E’ questo un posto mozzafiato, da dove si snoda un’infinità di sentieri colleganti i paesi che gravitano sulle Gole. Ed è anche il luogo dove San Venanzio sostò nella prima metà dell’anno 200 e dove sorge uno degli eremi più belli di tutto l’Abruzzo, a lui dedicato, costruito a mò di ponte a strapiombo sopra le Gole. Meta di devozione dei fedeli, è punto di partenza per una discesa lungo il fiume fino al vecchio mulino, oggi punto di sosta (l’estate da qui i ragazzi fanno il bagno), e più giù, con un cammino di tre ore, fino alle sorgenti dell’Acqua Solfa. (Info 0864/72314).

Gestita dal Wwf ma aderente al progetto è la Riserva delle Gole del Sagittario, 450 ettari di macchia, boschi, calcare e carbonati di calcio scavati dal fiume Sagittario. Nonostante le dimensioni esigue, la zona è popolata da orsi, lupi, cervi (facilmente avvistabili) e camosci che grazie a questa “striscia” di territorio protetto sono liberi di espandersi sul territorio e raggiungere le altre aree protette. Il 25 e il 1° maggio aperti il Centro visite, il Museo, l’orto botanico e l’area pic-nic, situati nell’area delle sorgenti del Cavuto, affluente del Sagittario, che qui sgorga in polle cristalline.

Tra gli itinerari consigliati, la salita attraverso le Gole fino a Castrovalva, pugno di case, 20 abitanti, 800 m d’altezza spettacolari a strapiombo sulla valle di Anversa. Da effettuare sotto lo sguardo vigile dell’aquila reale o dei gracchi corallini, corvidi dal becco e le zampe rosse. Su richiesta, nella riserva è possibile effettuare osservazioni del cielo notturne (Info 0864/49587).

E se vale la pena visitare la deliziosa Anversa degli Abruzzi, adagiata su uno sperone di roccia che domina lo sbocco delle Gole (è uno dei Borghi più belli d’Italia), il 1°maggio merita una visita la vicina Cocullo. Fuori da ogni area protetta, il paesino attira ogni anno migliaia di visitatori per la festa di San Domenico e il celebre rito dei serpari: gli abitanti adornano la statua del santo con serpi innocue come il cervone e il biacco, in ricordo dei suoi poteri taumaturgici contro i veleni e le ferite, per poi rilasciarle a fine festa. Molto bello anche il museo dedicato a quest’antica tradizione. E proprio da questo santo prende il nome la riserva di San Domenico, situata 11 km più a sud, nel comune di Villalago, 920 metri sul monte Argoneta. Piccolissima (60 ettari), è il vero regno delle acque: si trovano qui le sorgenti del Sagittario, che un tempo formavano dei bacini lacustri già famosi nel ‘700 ai tempi del Gran Tour.

Sbarrate le acque nel 1928 per la costruzione di una diga, i bacini si sono trasformati in un lago verde smeraldo, su cui si affaccia un eremo cinquecentesco, dedicato appunto a San Domenico che qui soggiornò nell’XI sec. L’atmosfera è fuori dal tempo, camminando lungo il ponte in pietra che attraversa il lago: e lo sguardo sconfina fino alle montagne di Pescasseroli. Tra gli itinerari consigliati, a piedi o in mountain bike, quello che dall’eremo in un’ora e mezzo raggiunge il Lago di Scanno. Mentre per i più esperti è da non perdere il tragitto che in tre ore da San Domenico porta su fino al rifugio di Montagna Grande, da dove si domina l’intera piana del Fucino.

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