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Il Venezuela si infiamma, sette morti negli scontri dopo il voto

Le polemiche tra l’opposizione di Capriles e i chavisti di Maduro, scoppiate dopo la risicatissima e contestatissima vittoria elettorale dell’erede di Hugo Chavez, infiammano il Venezuela: sette le persone morte mentre altre 161 sono rimaste ferite negli scontri degenerati in violenza, esplosi un po’ ovunque. Il presidente eletto, Nicolas Maduro, e il leader dell’opposizione, Henrique Capriles, si sono accusati mutuamente di essere i responsabili degli eccessi che stanno scuotendo il paese. Capriles accusa il presidente di brogli elettorali e chiede il riconteggio dei voti, dichiarando ”illegittima” la sua proclamazione. Maduro accusa Capriles di volere lo sfascio ed evoca scenari da colpo di Stato. Dagli Usa, oggi sono giunte critiche all’ufficializzazione della vittoria di Maduro: la Casa bianca ieri aveva definito ”opportuno” un riconteggio dei voti. Dopo le proteste dell’opposizione a suon di pentole (“cacerolazos”) che hanno tenuto banco in serata, durante la notte la tensione e’ salita: si sono registrati attacchi contro le sedi del Partito Socialista Unito del Venezuela (Psuv, il partito di Hugo Chavez), del Consiglio Nazionale Elettotorale (Cne) e di alcuni Centri di Diagnosi Integrale (Cdi), ambulatori nei quali lavorano i medici cubani inviati nel Paese dal regime amico di Raul Castro. Il bilancio delle violenze e’ stato riferito in un incontro stampa da Luisa Ortega Diaz, responsabile della Procura Generale: sette persone sono morte, altre 161 sono rimaste ferite e 135 arrestate. Per loro potrebbe scattare l’accusa di “associazione per delinquere”. Tanto Maduro come altri alti dirigenti del “chavismo” hanno denunciato la “violenza fascista”, accusando l’opposizione di stare “preparando un colpo di Stato contro le istituzioni democratiche”. Il presidente eletto ha detto che Capriles e i suoi stanno “attizzando fuochi di violenza, come in Siria e in Libia”, avvertendo che “i responsabili di queste violenze finiranno in carcere” Il ministro degli Esteri, Elias Jaua, ha dichiarato che “da ieri l’opposizione venezuelana ha cessato di essere una opposizione democratica”, mentre il presidente dell’Assemblea Nazionale (An), Diosdado Cabello, ha lanciato pesanti accuse al leader dell’opposizione: “Capriles, fascista, mi assicurero’ personalmente che tu paghi per il danno che stai causando alla nostra Patria e al nostro Popolo”, ha scritto su Twitter. Oggi Capriles non ha parlato in pubblico. Ha continuato pero’ ad insistere per ricontare uno per uno i voti, e in un messaggio su Twitter ha scritto che “l’illegittimo (Maduro) e il suo governo hanno ordinato queste violenze, per evitare il riconteggio dei voti! Loro sono i responsabili”. Dopo quelle di oggi in tutti gli stati del Venezuela, il leader oppositore ha convocato proteste per domani nel centro di Caracas. Maduro ha pero’ avvertito che la manifestazione nella capitale non sara’ autorizzata: “Il corteo non sara’ permesso”, ha detto durante l’inaugurazione di un centro medico, promettendo “mano dura contro il fascismo e contro quelli che attentano alla democrazia”.

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