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Al via in Francia il maxiprocesso per le protesi al seno difettose

Per la prima volta Jean-Claude Mas, il fondatore della Poly Implant Prothese, si e’ trovato faccia a faccia oggi con i giudici e con le sue vittime: oltre 5.000 donne che lo hanno denunciato per le sue protesi al seno difettose, di facile rottura, causa di infinite sofferenze, oltre al calvario dell’espianto. Il maxiprocesso si e’ aperto a Marsiglia, nel sud della Francia, in un clima estremamente teso. Mas, 73 anni, deve rispondere di frode aggravata, per aver prodotto e venduto per 10 anni protesi mammarie con silicone non conforme e quindi meno care. Sono piu’ di 11.000 le pagine del fascicolo, 5.250 le denunce, presentate soprattutto da donne francesi, 300 gli avvocati. Visto il numero delle persone coinvolte, e’ stato allestito per l’occasione il palazzo delle Esposizioni. Lo scandalo e’ esploso nel 2010, le vittime sono 300.000 donne in 65 Paesi nel mondo. Fino ad oggi i casi di protesi rotte registrati sono 4.100 e 2.700 le reazioni infiammatorie. Moltissime sono le donne che hanno deciso di farsele espiantare, anche a scopo preventivo, 11.000 soltanto in Francia. Anche per loro, dopo tre anni di attesa, l’incontro faccia faccia con Mas non e’ stato facile. Erano 310 presenti a Marsiglia oggi, arrivate da diverse regioni del Paese per seguire l’apertura del processo, sedute in prima fila. Ai giornalisti raccontano le sofferenze dovute alla rottura della protesi Pip, dei dolori legati al silicone sparso nel corpo. I grumi di gel non potranno essere mai tutti eliminati. Alcune hanno sviluppato tumori al seno, anche se nulla prova per ora il legame tra silicone e malattia. Raccontano i disagi vissuti, si sentono tradite, alcune non possono piu’ fare sport, altre hanno perso il lavoro. Sperano di essere trattate come vittime e non solo come donne che volevano ”rifarsi il seno”. La maggior parte ha scelto di ricorrere alla protesi per far fronte a un disagio psicologico o in seguito ad un’asportazione del seno. Quando Mas, vestito in giacca blu e camicia gialla, e’ stato chiamato alla sbarra per descrivere la sua attivita’ e il suo reddito (circa 1.700 euro di pensione) molti sono stati i fischi e le critiche salite dal pubblico. I giudici hanno fino al 17 maggio per analizzare il caso e stabilire come e’ possibile che la truffa di Jean-Claude Mas sia potuta andare avanti dal 1991 al 2010. Mas ha sempre riconosciuto, glaciale, senza mai un filo di pentimento, di aver messo sul mercato un gel non conforme, solo per motivi economici. Per questo, nascondeva e falsificava documenti, ingannando per anni le autorita’ sanitarie. In prigione dal 29 ottobre 2012 per non aver pagato la cauzione, rischia cinque anni di reclusione. Cosi’ come gli altri quattro dirigenti della Pip che, come lui, si ritrovano sul banco degli imputati.

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