| categoria: editoriale

Il Pd affonda, pensiamo a salvare il Paese

Al capolinea un gruppo dirigente, in discussione uomini e linea politica. Bersani ha finalmente tirato le somme di una avventura politica finita male, ma la sconfitta, il fallimento sono di tutta la nomenklatura del partito, dei colonnelli incapaci di esprimere personalità – Letta, Franceschini, Bindi – dei capi storici pre-pensionati come D’Alema e Veltroni. La Bindi si dimette, forse altri seguiranno, pesa come un macigno l’affermazione amara e piena di irritazione di Romano Prodi, pronto a rientrare a Roma dalla missione africana. Perchè mi avete messo in mezzo se non c’erano i numeri per farmi eleggere? Chi ha sbagliato deve pagare. E il segretario le conseguenze finalmente le ha tratte. Ma le responsabilità prima ancora che nei confronti di Prodi sono nei confronti del Paese, già alle corte e trascinato un questa scombinata trattativa post elettorale. E adesso? Il Pd confluirà su Rodotà? Si favorirà una confluenza sulla neutrale Cancellieri? Monti e Berlusconi si sono parlati, Grillo ha le mani libere, Berlusconi è rinato. I democratici forse si divideranno, lontanissimi dalla base e dalla opinione pubblica. Con un colpo solo Bersani si è autoaffondato rilanciando gli avversari. Non è chiaro se la situazione sia più o meno gestibile di prima. E’ chiaro che il paese non ce la fa più.

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