| categoria: salute

Epilessia e aggressività, nessun rapporto

Uno studio su oltre 500 pazienti italiani con età media fra 25 e 53 anni, condotto dal LICE Irritability Group, coordinato da Ada Piazzini del Centro per l’Epilessia del San Paolo di Milano diretto da Maria Paola Canevini, ed a cui hanno partecipato anche i ricercatori dell’Università Statale e del Mario Negri, [B]ha smentito la tesi che chi soffra di epilessia sia più aggressivo di un soggetto sano[/B].

Già a partire dal 2009 alcuni importanti criminologi come Ugo Fornari o Seena Fazel, rispettivamente dell’Università di Torino e dell’università di Oxford, avevano affermato non esserci [B]alcuna relazione significativa fra la malattia epilettica e la violenza[/B]. Ed oggi lo studio conferma l’infondatezza di tale tesi.

Il professor Carlo Lorenzo Cazzullo, padre della psichiatria italiana, sconfessò e bollò come priva di qualunque senso la teoria Lombrosiana che affermava: “L’anestesia che gli epilettici hanno nei loro sensi, la portano anche nel cuore” teoria priva di qualunque fondamento che però ha contribuito a creare le radici della vergogna suscitata dalla parola epilettico, vergogna ancora oggi fortemente diffusa.

Nonostante ciò ancora qualche giorno fa in televisione una psicologa criminologa affermava che [B]Michele Messeri[/B], peraltro riconosciuto non colpevole del delitto di Avertana, [B]avesse commesso il crimine in preda ad un attacco di epilessia[/B].

L’affermazione ci ha riportato indietro di secoli, quando le alterazioni anche fisiche provocate da una crisi epilettica la facevano apparire come qualcosa al di fuori del nostro controllo, e che hanno fatto si che venisse associata alla possessione demoniaca dei secoli bui dell’inquisizione medievale, facendola poi diventare sinonimo di criminalità e di pazzia nell’illuminato ‘800.

In uno dei primi numeri dell’anno 2000 era stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Neurology uno studio intitolato “ la E scarlatta”, dei ricercatori del Columbia-Presbyterian Medical Center di New York che concludeva invitando i giornalisti a vergognarsi per come scrivono di questa malattia per descrivere la quale si usavano termini come “demoniaco”, “soprannaturale” o necessità di “interventi divini” per curare tale malattia .

Nonostante questo alcuni anni dopo (nel 2010) un altro studio, pubblicato su Health Education Research da ricercatori australiani e canadesi, ha evidenziato come nelle emittenti tv dei loro Paesi non esistesse alcun messaggio di pubblicità progresso volto a migliorare la comprensione, l’atteggiamento e i comportamenti verso questa malattia.

Le associazioni di malati di epilessia hanno protestato vibratamente contro questo uso sconsiderato, scandalistico ed incivile di riferirsi a pazienti affetti da Epilessia, cosi come hanno fatto sentire la loro voce la Società Italiana di Criminologia, la Società Italiana di Neurologia Pediatrica e la Società Italiana di Psichiatria.

Antonino Romeo, direttore del Centro Regionale per l’Epilessia e la Neurologia Pediatrica del Fatebenefratelli di Milano, ha detto che “I medici che ogni giorno si occupano delle persone con epilessia continueranno a costruire un percorso contro quanto dichiarato, impegnandosi personalmente contro quello che io definisco un medievale attacco alla cultura epilettologica, e noi tutti insieme daremo una risposta di proteste, smentite, ma anche di dibattito culturale e scientifico”.

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