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Chiudono i dieci ambulatori realizzati con i medici di base per “liberare” i Pronto Soccorso

Da oggi sono chiusi gli ambulatori Ambumed nati nel 2012 in 10 ospedali del Lazio, con l’obiettivo di intercettare i malati in codice bianco e verde e non intasare i pronto soccorso: un percorso preliminare alla creazione di strutture ambulatoriali aperte 12 ore al giorno 7 giorni su 7. “Dopo la decisione della Regione Lazio di sospendere – per decorrenza dei termini della sperimentazione – questa mattina i medici di medicina generale non hanno preso servizio”, riferisce in una nota la Fimmg Lazio. Le strutture chiuse a Roma sono quelle del Cto, Pertini, S. Camillo, S. Andrea, Policlinico Tor Vergata, S. Giovanni; nelle province quelli dell’ospedale S. Paolo di Civitavecchia, Terracina, Spaziani di Frosinone,e il S. Maria Goretti a Latina. “Nel corso di questi mesi – spiega la Fimmg – il progetto ha drenato dai pronto soccorso oltre 35 mila pazienti. Cittadini che hanno avuto una risposta in tempi brevi, senza aspettare le regolamentari ore seduti in attesa della chiamata, e che sono costati alla Regione meno di 50 euro a visita, contro i 240 euro che costa un accesso con codice verde. Non abbiamo compreso la scelta della struttura commissariale, ed eravamo disponibili, come sempre, a qualsiasi iniziativa per evitare i disagi ai cittadini, soprattutto durante i ponti di questi giorni. Anche perche’ tale scelta non crea alcun problema ai medici di famiglia che turnavano fino a ieri nei presidi individuati, ma solo disagi ai cittadini. Da oggi quelle persone per farsi curare dovranno fare file di ore e intasare le sale d’aspetto dei pronto soccorso”. Con la fine del progetto, continua la nota, “e’ sospesa anche la centrale operativa telefonica gestita sempre dai medici di medicina generale che in questi mesi dato un contributo significativo nell’indirizzare i pazienti alle strutture territoriali esistenti, le 380 Unita’ di cure primarie, gli Ambumed, Piazza Istria a Roma. Dobbiamo purtroppo prendere atto che nonostante i nostri sforzi nel proporre, anche in corsa, valide alternative, neanche prese in considerazione, anche questa volta, come negli anni precedenti, si chiude un servizio ma non si offre alcuna alternativa, scaricando sui cittadini i disagi. Abbiamo creduto e nonostante tutto crediamo ancora che si possa cambiare modo di governare la sanita’ evitando scelte ideologiche o di parte e valutando le cose per quello che sono, utili od inutili, risorse o sperperi. Purtroppo, nonostante la nostra fiducia, basata, forse erroneamente, sulle promesse elettorali, e’ stata presa dalla struttura commissariale una decisione in base al principio della mancanza dei dati reali, che sembra abbiano tutti tranne la Regione”.

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