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Albertazzi: la Proclemer voleva un aiuto per morire

”La morte e’ come la vita, quando accade e’ un attimo, un evento semplice, lineare”: Giorgio Albertazzi prova a restare saggio mentre ricorda Anna Proclemer, la grande signora del teatro con cui ha diviso oltre venti anni, un lungo burrascoso amore e una comune passione per il palcoscenico durata l’intera vita. Prova perche’ poi, intervistato dall’ANSA, si commuove mentre dice ”che grande dolore sara’ non vederla piu”’. Albertazzi e’ un fiume in piena, un misto di lacrime e risate, pezzi di vita e mezze confessioni. ”Era straziante nell’ultimo periodo, lei non sopportava il decadimento dei sensi, non ci vedeva piu’, non ci sentiva piu’. Voleva – dice ancora – che l’aiutassi a morire, me lo chiedeva continuamente, era disperata per non vedersi piu’ come una volta. Ma io, che pure credo all’eutanasia, non ho mai considerato la cosa, era cosi’ lucida, mi sarebbe sembrato ancora piu’ un delitto. E allora sa cosa facevo? La portavo a cena, si divertiva, tornava a sorridere e insieme meditavamo la scena del balcone di Giulietta e Romeo”. Aveva dovuto dire di no a Ferzan Ozpetek: il regista, rivela Albertazzi, ”aveva scritto per Anna una bella parte nel nuovo film Allacciate le cinture, ma lei si era resa conto di non farcela, cosi’ lui che l’adorava ha cancellato del tutto il personaggio”. Albertazzi ricorda quest’ultimo periodo, ”attimi bellissimi e struggenti ma anche momenti disperati”. I due si erano riavvicinati dopo un fine relazione burrascoso, ma il loro era rimasto uno di quegli amori per certi aspetti mai finiti. ”Quello di Anna per me – ammette Albertazzi – e’ rimasto intatto. Ieri come tanti anni fa aveva nei miei confronti lo stesso rapporto che si puo’ avere con un cavallo selvaggio o ribelle, ha cercato invano di domarmi. Io – spiega l’attore – credo di essere incapace di amare veramente, faccio del mio meglio e penso di essere sempre piu’ amato di quanto amo”. Una parte di questa contraddittoria vitalita’ e’ andata in scena, come del resto e’ comprensibile vista la grandezza dei due massimi, in uno spettacolo messo in scena da Ronconi al teatro Argentina di Roma, Diario privato, ”un gioco di contrasti infuocato che oggi resta uno dei ricordi piu’ belli”. Ma come hanno fatto due primi attori cosi’ a stare insieme venti anni e a lavorare pure insieme? ”Forse eravamo complementari. In amore come sul lavoro io sono un anarchico lei una classica rigorosa”, risponde Albertazzi mentre la Proclemer sul suo sito di lui ha scritto che era un’anguilla sfuggente e irresponsabile, innocente come un bambino criminale. Insieme da meta’ anni ’50, uno spettacolo dopo l’altro: da La ragazza di campagna, al seduttore di Diego Fabbri, da Un cappello pieno di pioggia di Squarzina a L’amore dei quattro colonnelli, I coccodrilli, La figlia di Jorio, Spettri, Lavinia tra i dannati, I sequestrati di Altona, Teresa Desqueyroux, l’Amleto di Zeffirelli e decine di altri fino a pochi anni fa.

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