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Da Napolitano carta bianca a Letta: “E’ il tuo governo”

“E’ il tuo governo”. Giorgio Napolitano avrebbe lasciato margine ampio di manovra a Enrico Letta sui ministri e sulla struttura dell’esecutivo, tanto che si starebbe pensando di non creare la figura dei vicepremier. Il viatico del Colle sta permettendo al presidente del Consiglio incaricato di cercare di districarsi nel groviglio di dei nomi, sicuro di poter mettere al governo persone di alto profilo. L’obiettivo e’ ancora quello di sciogliere la riserva sabato e giurare al massimo domenica mattina, per arrivare a lunedi’, apertura della settimana politica e finanziaria, con il primo passaggio per la fiducia alla Camera. La giornata di consultazioni si e’ svolta senza troppe sorprese, con il si’ di Pd, Scelta Civica e Pdl, che ancora non scioglie le riserve ma il cui leader, Silvio Berlusconi, ha aperto. E con il no di Sel, Lega e M5s, con cui va in onda in diretta streaming un colloquio in cui Letta bacchetta piu’ di una volta i grillini chiedendogli di “scongelare i loro voti”.
Berlusconi ha chiesto che non giungano veti a suoi esponenti, ma ha anche assicurato di non volerne porre, in particolare all’attuale ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri. “E’ tutto ancora prematuro” spiega un deputato vicino a Letta, “prima ci sono le consultazioni, da domani comincera’ la trattativa vera sui nomi dei ministri e vedrete che Letta volera’ alto”. Ma si e’ anche capito che lo stesso Cavaliere ha chiesto ai suoi di non porre freni al tentativo Letta, per non agitare le acque nel Pd. E infatti in serata il clima nei democratici e’ un po’ piu’ disteso, anche se non sfugge che il vero congresso si fara’ usando il governo come cartina di tornasole.

Intanto nel palazzo gia’ impazza il toto-ministri. Il fixing di oggi vede Angelino Alfano nell’esecutivo, ancora in dubbio se ricoprire la ‘casella’ di vicepremier o quella di un ministero pesante, e dal momento che c’e’ lui il Pdl e’ garantito, ma il segretario nicchia e preferirebbe restare al partito. Renato Schifani ha spiegato di non ambire al ruolo da ministro. Maurizio Lupi e’ considerato gia’ in lista, come pure Annamaria Bernini e Mara Carfagna. Mentre restano problemi per Mariastella Gelmini all’Istruzione, ma anche a lei potrebbe essere chiesto da Berlusconi un sacrificio, potrebbe cioe’ ‘slittare’ verso un altro dicastero o uscire addirittura. E anche per Renato Brunetta, il fixing e’ in calo, anche se il capogruppo potrebbe spuntarla e si ragiona che in effetti ai cosiddetti ‘falchi’ Pdl non potra’ essere escluso l’ingresso nell’esecutivo. Nel partito, infatti, sarebbe in corso uno scontro tra due diverse generazioni e anche tra falchi e colombe. Caduto il veto su Annamaria cancellieri, che potrebbe restare al Viminale, resta il nodo Giustizia sulla cui casella Berlusconi vuole l’ultima parola e dal Pdl si continua a fare il nome di Fernanda Contri. Per il Pd il discorso e’ assai prematuro. Oltre ai nomi molto consolidati di Graziano Delrio (che lascerebbe cosi’ libera la carica di presidente dell’Anci per nulla sgradita a Matteo Renzi) ma anche di Sergio Chiamparino. Potrebbe entrare anche Stefano Fassina, sostenuto da anni di battaglie vicine ai sindacati. Ma tra i democratici il clima e’ rasserenato, tanto che molti prevedono che alla fine voteranno si’ alla fiducia nella quale totalita’.

Se infatti passasse il criterio voluto da Letta di non ereditare troppi ex ministri dai governi Berlusconi e Monti, non si potrebbero spendere troppi ex ministri del Pd, anche perche’ dal partito, renziani in testa, sale la richiesta di rinnovamento. Farebbe eccezione Massimo D’Alema, sempre piu’ in pole per la Farnesina, ma per questa c’e’ in pista anche il nome di Giuliano Amato, che pero’ e’ spendibile anche per un ministero economico. Ma in quella casella sarebbero in lizza anche Maurizio Saccomanni e Piercarlo Padoan. Dario Franceschini potrebbe non entrare nella compagine, lui, spiegano, si ritiene piu’ utile fuori dalla ‘ingessatura’ di un ministero. Per Scelta civica si fanno i nomi di Ilaria Borletti alla Cultura e Carlo Calenda, oltre ovviamente a Mario Mauro. Si vocifera di un dicastero anche per Franco Frattini. Resta aperto il nodo del nome di Mario Monti, non gradito al Pdl e alle prese con le divisioni in Scelta civica, tanto che qualcuno ipotizza per lui la presidenza di una commissione di peso. A questo proposito dal Pdl ci sarebbe stata la richiesta di confermare la nascita della Convenzione per le riforme, che Letta in sostegno a Pierluigi Bersani, aveva caldeggiato quando si parlava di esecutivo a guida Pd. Letta avrebbe confermato che e’ sua intenzione far partire la commissione, renderla operativa e completare attraverso essa quel pacchetto di riforme che gli sta a cuore e che ieri ha illustrato appena ricevuto l’incarico al Quirinale. Dunque via libera alla riforma elettorale e al taglio dei contributi elettorali.

C’e’ poi il nodo del sottosegretario alla presidenza del Consiglio: Letta deve poter contare su una persona di fiducia e dunque dovrebbe essere di area centrosinistra, si fa anche il nome di Patroni Griffi, ma al Pdl non dispiacerebbe se restasse Catricala’. Last but non list c’e’ il capitolo, assai corposo, del programma. “Napolitano ha chiesto che il governo lavori da subito e con impegno e celerita’” spiega un esponente vicino a Letta. Il primo nodo sara’ l’Imu, la cui eliminazione viene chiesta a gran voce dal Pdl. Su questo punto si potrebbe arrivare a una soluzione di gradualita’, gia’ ipotizzata anche dal Pd in campagna elettorale e da Scelta civica. E durante le consultazioni tutto si e’ giocato su questi temi.

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