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Letta vede il traguardo e i ministri (polemiche a parte) saranno una sorpresa

Rush finale per la formazione del governo. Enrico Letta ‘vede’ il traguardo anche se solo i contatti e le consultazioni che si protrarranno nel corso della serata potranno dare il via libera alla formazione del governo. Le aspettative, dopo l’incontro di due ore, stamani, con il Capo dello Stato, sono che il presidente incaricato riesca a ‘chiudere’ entro domani mattina, per recarsi quindi al Quirinale, sciogliere la riserva e presentare a Giorgio Napolitano la lista dei ministri. Che potrebbero giurare nel pomeriggio, mentre la fiducia delle Camere sarebbe prevista tra lunedi’ e martedi’. Ma il percorso potrebbe ancora subire degli stop imprevisti. Il premier incaricato starebbe incontrando Angelino Alfano per mettere a punto gli ultimi dettagli. L’identikit dei ministri, oltre alla definizione dei contenuti dell’azione del governo che Pdl, Pd, Sc si apprestano a far nascere, sono al centro delle riunioni e dei contatti avuti dai leader. Letta, dagli uffici della commissione Trasporti della Camera, tesse la sua tela, mentre il Pdl fa sapere, dopo una lunga riunione con Silvio Berlusconi tornato dagli Stati Uniti di non accettare veti sui propri candidati alla direzione dei diversi dicasteri. In particolare nel lungo vertice di palazzo Grazioli con i big del Pdl il Cav avrebbe puntato i piedi sulla presenza di Renato Brunetta nell’esecutivo. La Lega, intanto, aspetta di vedere se ci saranno nomi inaccettabili per il Carroccio come Monti o Amato per valutare come modulare l’opposizione annunciata e per domenica Roberto Maroni convoca la segreteria del Carroccio. Il Cavaliere, per quanto ben disposto nei confronti di Letta, fa capire che la sinistra, vantando la seconda, terza e quarta carica dello Stato (senza contare la prima, il Quirinale), non puo’ mettere bastoni tra le ruote. Tantopiu’ che un’uscita ‘pesante’ del premio Nobel Dario Fo contro Renato Brunetta e Renato Schifani potrebbe aver addirittura rinforzato la determinazione dell’ex premier a sostenere a spada tratta i suoi fedelissimi. Lui, Berlusconi, prima sfoggia ottimismo sull’esito della partita, rimarcando di non aver mai avuto voglia di tornare nell’esecutivo, anche se poi, i malumori crescono per le resistenze del Pd nei confronti dei nomi avanzati dal Pdl. E Grillo spara a zero: “Un’ammucchiata degna del bunga bunga”. (- La trattativa e’ complicata in parte da quella che sara’ la decisione di Mario Monti, se accettare o meno il ruolo di ministro degli Esteri. Da tale scelta, a cascata, potrebbe derivare la soluzione del rebus di una composizione di governo che Letta, comunque, vorrebbe fatto da un mix di politici giovani e competenze esterne. Altro nodo da sciogliere quello del ministero dell’Economia. Le possibilita’ della nomina di un tecnico, il capo economista Ocse Pier Carlo Padoan o il direttore generale di Bankitalia Fabrizio Saccomanni, che prenderebbero quota anche alla luce del’incontro di questa mattina del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con il governatore di via Nazionale Ignazio Visco. Nel frattempo, impazza il toto ministri. Se l’attuale presidente del Consiglio dovesse rinunciare alla Farnesina, per lui resta possibile la nomina alla presidenza dell’eventuale Convenzione per le riforme, con Gaetano Quagliariello che rimane in pole position per l’incarico al relativo ministero, mentre per gli Esteri tornerebbero le candidature di Giuliano Amato e Massimo D’Alema. Continuano inoltre a circolare con forza i nomi del vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura Michele Vietti per il ministero della Giustizia e di Anna Maria Cancellieri per quello dell’Interno, ma anche in questo caso la situazione e’ in evoluzione e destinata a continui mutamenti di ora in ora, prima delle decisioni definitive destinate a maturare nella notte. Spara a zero sulla soluzione che si profila il leader M5S, Beppe Grillo: “Il governo che sta nascendo -scrive sul suo blog Beppe Grillo- e’ un’ammucchiata degna del miglior bunga bunga. L’ex comico parla di “una mescolanza che sconfina nell’incesto, lettiana, che ha in se’ il profumo di famiglia, da Mulino Bianco dell’Inciucio”. Grillo ne ha anche per i media. “L’esultanza dei giornali e delle televisioni per l’ammucchiata di regime – scrive – e’ propria dei servi che hanno conservato il posto di lavoro. I partiti hanno evitato una Caporetto e si sono rinchiusi in un bunker, tutti assieme appassionatamente, ormai e’ amore. Coloro che si insultavano in campagna elettorale ‘Comunisti!’, ‘Mai con Berlusconi!’, si sono infilati insieme sotto le coperte pur di non dover rendere conto alla Nazione del loro fallimento”. In una giornata resa pesante per il grillini dall’hackeraggio subito dalle mail dei loro parlamentari, il leader prova a dare la carica, ricorrendo alle parole di Jean Jacques Rousseau del ‘Contratto sociale’: “‘Ogni legge che non sia stata ratificata direttamente dal popolo -e’ la citazione- e’ nulla; non e’ una legge. Il popolo inglese crede di essere libero, ma si sbaglia di grosso; lo e’ soltanto durante l’elezione dei membri del parlamento; appena questi sono eletti, esso diventa schiavo, non e’ piu’ niente. Nei brevi momenti della sua liberta’, l’uso che ne fa merita di fargliela perdere'”. In conclusione, “i deputati del popolo non sono dunque ne’ possono essere suoi rappresentanti; non sono che i suoi commissari: non possono concludere nulla in modo definitivo”. Tuona anche il leader Idv Antonio Di Pietro, che avverte: ”C’e’ un segnale infallibile per capire come vanno le cose per questo Paese e quale direzione stia prendendo la formazione del nuovo esecutivo: l’espressione di Berlusconi. Quando e’ contento, con il sorriso da un orecchio all’altro, e’ segno che le cose si sono messe benissimo per lui e male per noi. In questi giorni Berlusconi non sta in se’ dalla gioia”. Una sollecitazione a fare presto viene comunque da Oltretevere. “Nell’incontro con il Movimento 5 Stelle, e poi anche tenendo presenti le dichiarazioni delle varie delegazioni dei partiti, la caratteristica che veniva ripetuta e’ che ci vuole si’ un governo politico, e poi capacita’ concrete per quanto riguarda le conoscenze e l’organizzazione. Quindi, non necessariamente tecnici”, afferma il notista politico di ‘Civilta’ Cattolica’, Michele Simone. Fondamentale, annota, sara’ “soprattutto l’impegno nel settore economico, un’urgenza nella societa’ e una necessaria messa in atto del programma”. Tecnici o non tecnici, comunque, con il Vaticano Mario Monti mostra di voler mantenere rapporti proficui e cordiali: oggi e’ stato ricevuto in visita di congedo da Papa Francesco. Un colloquio di una ventina di minuti definito “molto cordiale”. Al centro dell’incontro, temi legati all’Italia nella prospettiva dell’integrazione europea e le migrazioni. E Monti ha colto l’occasione per ricordare a Papa Bergoglio che suo padre era nato in Argentina, nel 1900, a Lujan (localita’ nota per la presenza del Santuario mariano piu’ famoso del Paese), da famiglia italiana emigrata. (

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