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Mani pulite in ospedale, in Italia infezioni per il 5-8% dei ricoverati

In Italia si stima che dal 5 all’8% dei pazienti ricoverati sia contagiato da un’infezione ospedaliera, con circa 450-700 mila casi. Le piu’ ricorrenti, che rappresentano da sole oltre l’80% del totale, sono quelle del tratto urinario, chirurgiche, dell’apparato respiratorio e infine quelle sistemiche (sepsi, batteriemie). E le infezioni del sistema urinario rappresentano il 30-35% di tutte le quelle correlate all’assistenza. Un fenomeno che l’igiene delle mani, protagonista il 5 maggio di una Giornata mondiale, potrebbe contrastare. In Ue ogni anno circa 4 mln di pazienti contraggono un’infezione ospedaliera con un numero stimato di circa 37 mila decessi direttamente correlati (0,9%). A fotografare il fenomeno e’ lo studio effettuato nella Regione Veneto dal Sistema epidemiologico regionale su un campione di oltre 100 mila ricoveri, presentato lo scorso marzo. Secondo gli esperti in Italia si potrebbero prevenire fino al 30% delle infezioni, ovvero 135-210 mila casi ogni anno. Ma in che modo? “E’ necessario applicare tutte le nozioni consolidate sui comportamenti professionali – sottolineano – e azioni organizzative efficaci nel ridurre significativamente il rischio di venire a contatto con il germe”. “La nostra priorita’ – afferma Gianluigi Scannapieco, direttore sanitario dell’Azienda ospedaliera di Padova, che ha fatto della lotta a questo tipo di infezioni una priorita’ – e’ l’approccio integrato, un’azione che stiamo sviluppando al meglio per garantire all’utenza la riduzione al minimo delle complicanze legate alle infezioni”. ” Un lavoro – aggiunge Scannapieco – rivolto alle procedure utilizzate, ad esempio osservando le linee guida e con un’attenzione alla formazione del personale. Ma anche con lavori strutturali ‘ad hoc’. Ad esempio siamo intervenuti nel reparto di oncoepatologia pediatrica, dove sono ricoverati piccoli pazienti immunodepressi, creando ambienti che garantiscono la protezione dei piccoli da agenti infettivi molto pericolosi”. Negli ultimi anni i maggiori responsabili sono i germi gram-negativi e gram-positivi, come lo stafilococco aureo, gli stafilococchi coagulasi negativi e gli eneterococchi, insieme alle infezioni fungine. Un problema emergente in tutti i Paesi con elevati standard sociosanitario e’ quello della diffusione di germi che sviluppano una progressiva resistenza a molte classi di antibiotici. Secondo Adriano Marcolongo, responsabile della direzione medica della Azienda ospedaliera di Padova “per abbattere le infezioni si deve lavorare sul rinnovo delle strutture e delle tecnologie per le terapie intensive – osserva – cosa che stiamo facendo nel nostro ospedale monitorando anche le ferite chirurgiche, mettendo in piedi un studio per controllare la diffusione delle infezioni cosi’ da intervenire fin da subito. Inoltre – conclude – facciamo dei controlli microbiologici settimanali delle acque per verificare la presenza di legionella”.

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