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Letta disinnesca il caso Biancofiore, ma le tensioni restano

Tensioni in superficie ma anche sottotraccia per l’esecutivo guidato da Enrico Letta: da un lato, il cambio di deleghe in corsa per Michaela Biancofiore, che da sottosegretario alle Pari opportunita’ viene dirottata alla Pubblica amministrazione, dopo le polemiche suscitate dalle sue parole sugli omosessuali. Dall’altro, sull’esecutivo si fanno sentire le pressioni opposte di favorevoli e contrari su temi ‘divisivi’, come la cittadinanza per i figli di immigrati o la Convenzione per le riforme, per cui resta l’autocandidatura di Silvio Berlusconi. Se Letta da’ un’ultima chance a Biancofiore (e Nichi Vendola plaude al fatto che “la decenza e’ salva”), dal Pdl assicurano che la vicenda non avra’ ripercussioni sulla navigazione del governo. Resta il fatto, pero’, che la questione delle priorita’ da affrontare fa discutere la maggioranza, anche con toni ‘surriscaldati’. Mentre l’ex ministro del Lavoro Pd Cesare Damiano esorta l’esecutivo a non dare priorita’ all’eliminazione dell’Imu bensi’ alle politiche pro occupazione, la presidente della Camera Laura Boldrini ribadisce l’auspicio che in Italia si riesca a riformare la legge sulla cittadinanza. Su entrambi i versanti parte il fuoco di fila del Pdl. Antonio Leone mette in guardia dal rischio che, senza unita’ di intenti su Imu, esodati, detassazione del lavoro, l’esecutivo in balia di incertezze politiche non si assicuri un percorso “duraturo”. Spara a zero il vice presidente del Senato Maurizio Gasparri contro l’ipotesi della cittadinanza ai figli di immigrati nati in Italia: “Lo ius soli non sara’ mai legge della Repubblica”. Su questo fronte, anche il leader della Lega Roberto Maroni non lascia adito a dubbi: “La Bossi-Fini non va modificata” e chi viene in Italia puo’ farlo solo sulla base di un permesso di soggiorno basato su un contratto di lavoro”. (segue) (Pol/Ct/Adnkronos) 04-MAG-13 20:04 NNNN
GOVERNO: LETTA DISINNESCA CASO BIANCOFIORE, MA RESTANO TENSIONI PD-PDL/IL PUNTO (2)
GOVERNO: LETTA DISINNESCA CASO BIANCOFIORE, MA RESTANO TENSIONI PD-PDL/IL PUNTO (2) MARONI, SE LA CONVENZIONE NON PARTE ENTRO GIUGNO MEGLIO IL VOTO (Adnkronos) – Ma il presidente della Regione Lombardia chiarisce anche un aspetto particolare della ‘non opposizione’ della Lega, che si e’ astenuta sulla fiducia al governo Lega: le riforme. “Siamo molto interessati alla Convenzione -precisa- ma sono anche preoccupato perche’ questo scontro su una cosa del tutto irrilevante, come le poltrone per noi, rischia di compromettere un percorso”. E quindi anche la tenuta del governo sarebbe a rischio, per Maroni. E se non fosse chiaro, specifica: “Noi abbiamo dato un’apertura di credito al governo Letta essenzialmente sulla Convenzione. Se parte bene, altrimenti passeremo all’opposizione”. E ancora: “Se la convenzione per le riforme non parte entro la fine di giugno io penso che la sorte del governo Letta sia segnata e sia meglio tornare subito al voto”. Cerca di gettare acqua sul fuoco il leader Psi Riccardo Nencini: “Fino a che la legge non avra’ stabilito da chi debba essere composta la Convenzione e con quali funzioni, e’ assurdo parlare di presidenza”. Per Nencini, inoltre, “la proposta avanzata da Violante di avere solo esterni in commissione -aggiunge- sembra fatta apposta per tagliare la strada a una presidenza Berlusconi senza avere il coraggio di dargli di ‘no’ in faccia”. E poi, no alla commissione di soli non parlamentari: “O avrebbe poteri seminariali, cioe’ nessuno, o invece dovrebbe surrogare il Parlamento, che allora dovrebbe essere sciolto”, sentenzia. ( A evidenziare la tensione che percorre il panorama politico, c’e’ anche la precisazione su Facebook della presidente della Camera Laura Boldrini che si e’ vista attaccata dalla rete per un’interpretazione della sua intervista di ieri a ‘La Repubblica’. Maurizio Gasparri (Pdl) ammette che Boldrini “ha ragione a indignarsi ma scopre un problema grande solo ora che ne diventa vittima”. Per il vice presidente del Senato “si tratta di episodi gravi che dovrebbero essere condannati sempre e da tutti, a prescindere dall’essere o meno oggetto di queste minacce. Peggio, poi -conclude- quanti si scandalizzano solo a seconda di chi e’ la vittima di questi attacchi. Questa e’ una ipocrisia inaccettabile”. Ma lei, su Facebook, gia’ spiegava a cosa si riferisse: mai chiesto censura o una nuova legge, ma “le minacce, gli insulti, le intimidazioni, la violenza non sono mai accettabili, ne’ dentro il web ne’ fuori. Nell’intervista, dunque -sottolinea- intendevo aprire un confronto sulla violenza contro le donne, che si manifesta anche attraverso internet. Un raffronto puo’ servire”. Per la terza carica dello Stato “la pedopornografia, in rete, viene seguita e perseguita con attenzione e preoccupazione. Quello che di sconcio accade contro le donne viene, invece, spesso sottovalutato e ridotto a goliardata machista. E’ un problema che deve riguardare tutti, non solo noi donne. L’obiettivo e’ arginare la violenza. Sono certa -conclude- che sapra’ condividerlo anche chi ha giustamente a cuore la liberta’ della rete”. Nel frattempo, tra lunedi’ e martedi’ si comporra’ anche il quadro delle commissioni parlamentari permanenti. Dopo le nomine dei sottosegretari, resta questa la partita centrale della prossima settimana, cruciale anche per gli equilibri della maggioranza di governo. A palazzo Madama la questione principale da dirimere e’ quella delle presidenze delle commissioni Giustizia e Lavori Pubblici e Tlc. Il Pdl le rivendica per se’ ed in particolare, rispettivamente, per Francesco Nitto Palma e Paolo Romani. Nomi che il Pd non digerisce. Per la prima commissione Affari costituzionali sarebbero in corsa al Senato e alla Camera rispettivamente i dem Anna Finocchiaro e Gianclaudio Bressa. Ma a Montecitorio potrebbe entrare in corsa per il centrodestra Antonio Leone. Al Senato, la commissione Esteri sembrerebbe destinata a Pier Ferdinando Casini, anche se resta da vedere se le altre anime di Scelta civica siano dello stesso avviso. Quanto alla terza commissione della Camera, potrebbe essere appannaggio dell’ex capogruppo Pdl Fabrizio Cicchitto, mentre al democratico Francesco Boccia potrebbe andare la presidenza della Bilancio, che al Senato resterebbe invece saldamente in mano al pidiellino Antonio Azzollini. Cruciali sono le presidenze delle commissioni Giustizia. Al Senato, come accennato, sarebbe in pole position l’ex Guardasigilli del governo Berlusconi Francesco Nitto Palma, ma alla Camera il Pd avrebbe prenotato la poltrona per Donatella Ferranti. Unico dato certo, comunque, e’ che entro lunedi’ sera i gruppi dovranno fornire i nomi dei componenti delle commissioni. Che al Senato saranno convocate gia’ per il pomeriggio di martedi’.

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