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Stime Ue, Italia, deficit al 2,9% nel 2013

L’Italia fa un passo importante verso l’uscita dalla procedura per deficit eccessivo, ma deve fronteggiare una situazione ancora allarmante per quanto riguarda il suo indebitamento, le sue prospettive di crescita e di conseguenza la fragilità del suo mercato del lavoro. Deficit sotto controllo. Secondo le stime di primavera della Commissione europea pubblicate oggi – infatti – viene confermata la previsione del governo di un rapporto tra deficit e Pil inferiore al 3% alla fine del 2013. Sarà per la precisione al 2,9%, comunque inferiore alla soglia dei Paesi che finiscono sotto la lente di Bruxelles. Per intendersi, la Spagna e la Francia chiuderanno l’anno rispettivamente al 6,5 e 3,9%. Nel triennio 2013-2015, l’eventuale uscita dalla procedura di deficit potrebbe garantire all’Italia circa 12 miliardi di liquidità in più da impiegare, come ricostruito in questi giorni dal ministro per l’Economia, Fabrizio Saccomanni. Lo stesso commissario Olli Rehn ha riconosciuto che la stima ufficiale per il 2013 “facilita l’uscita dell’Italia dalla procedura”. Ora resta da vedere “il dettaglio delle riforme” contenute nel programma di stabilità che Bruxelles si aspetta dal governo “nelle prossime settimane”. Rispetto a quanto stimato a Roma – però – c’è una discrepanza sul 2014: per la Commissione sarà al 2,5%, mentre la stima del governo è dell’1,8%. I dati sono in linea con le attese di Saccomanni, e migliori di quanto stimato dall’Ocse. Rispetto alle precedenti previsioni della Commissione, costruite su un deficit/Pil nel 2012 al 2,9% e non al 3%, il deficit è aumentato dello 0,8% per il 2013 e di 0,4% per il 2014.
Debito e crescita. Rispetto a quanto visto per il deficit, è più ampio l’incremento percentuale sul fronte del debito: risulta aumentato del 3,3% nel 2013 al 131,4% del Pil e di 5,1 punti nel 2014 al 132,2%. A pesare, per 2,5 punti, è l’effetto del decreto per la restituzione dei debiti Pa. Rehn, sul punto, ha sottolineato che “con un debito così elevato è necessario proseguire la strada del risanamento”. Solo la Grecia ha un livello di indebitamento più alto (175,2% per il 2013). L’economia ellenica dovrebbe tornare a vedere la crescita l’anno prossimo, dopo sei anni di recessione. Quanto all’andamento del Prodotto interno lordo italiano, la Commissione peggiora la stima della recessione per quest’anno portandola da -1% a -1,3%. Si tratta comunque di una correzione in linea con quella del governo italiano. Anche in questo caso, la differenza maggiore si rileva nel 2014. Secondo Bruxelles l’anno prossimo l’Italia crescerà dello 0,7% (poco meno dello 0,8% messo in conto nell’ultima rilevazione); il governo stima invece un balzo di 1,3 punti. Parlando di crescita, l’Ue spiega che non ci sono chiari segni di ripresa nel breve periodo perché la fiducia di consumatori e business “resta in territorio negativo indicando un’attività economica tuttora contratta nella prima metà dell’anno”. Ma il pagamento dei 40 miliardi di debiti delle imprese da parte dello Stato dovrebbe “sostenere una leggera ripresa dal terzo trimestre”.
Sale la disoccupazione. Notizie negative arrivano ancora per il mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione, che nel 2012 ha raggiunto quota 10,7% dall’8,4% nel 2011, aumenterà ulteriormente all’11,8% quest’anno e al 12,2% l’anno prossimo quando è prevista una stabilizzazione. La stima europea è peggiore della precedente: 11,6% e 12% rispettivamente. Il congelamento delle retribuzioni pubbliche comporterà una decelerazione dei costi unitari del lavoro nel biennio. La situazione è allarmante anche a livello di Eurozona: nel 2013 il tasso di senza lavoro balzerà al 12,2% per poi passare al 12,1% l’anno prossimo. “Visto il protrarsi della recessione, dobbiamo fare tutto il possibile per superare la crisi della disoccupazione in Europa,” ha commentato in una nota il commissario Rehn. D’altra parte il commento della Commissione è che la crescita economica “è troppo lenta per ridurre la disoccupazione”.
Rallenta la corsa dei prezzi. Quanto all’inflazione, secondo le stime comunitarie il tasso è previsto all’1,6% nel 2013 (rivisto dal +2% precedente) e all’1,5% nel 2014 (da +1,7%), in linea con l’Eurozona. Già ieri la Bce, nell’annunciare il taglio del costo del denaro, sottolineava che il livello dei rincari sarebbe rimasto sotto il 2%.

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