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ANDREOTTI/ 1 – “Divo Giulio” e “Belzebù”, leggenda e simbolo discusso del potere

Giulio Andreotti

“E’ stato la Democrazia Cristiana, pur non essendo stato mai stato segretario della Democrazia Cristiana”. Pier Ferdinando Casini scolpisce cosi’ probabilmente l’epitaffio piu’ efficace per Giulio Andreotti, scomparso oggi a 94 anni. Non a caso, Andreotti e’ stato l’unico politico italiano a divenire una leggenda ancora da vivo. E, come tutte le leggende, ha sempre diviso in due campi: i suoi detrattori lo chiamavano Belzebu’ (tradendo pero’ una involontaria ammirazione per le sue presunte arti mefistofeliche), i suoi ammiratori (ne aveva anche a sinistra) ne hanno sempre parlato come l’unico vero statista moderno del paese. “Si e’ trattato certamente di un leader anche molto discusso nei diversi momenti della sua lunga esperienza politica e per la sua concezione del potere. Tuttavia, non si puo’ negare che egli abbia mantenuto aperto il dialogo anche con forze politiche lontane dal suo pensiero e che abbia contribuito a consolidare il ruolo e la presenza internazionale del nostro Paese, concorrendo cosi’ in modo determinante a fare la storia dell’Italia repubblicana”. Dice oggi Massimo D’Alema. “Un grande uomo politico cristiano, ovviamente hanno cercato di infangarlo da vivo, ora cercheranno la ‘damnatio memoriae'”, prevede da Twitter Roberto Formigoni. “Sulla lunga esperienza di vita del senatore Giulio Andreotti e sull’opera da lui prestata in molteplici forme nel piu’ vasto ambito dell’attivita’ politica, parlamentare e di governo, potranno esprimersi valutazioni approfondite e compiute solo in sede di giudizio storico”, dice Giorgio Napolitano che rivendica a se’ “l’estremo saluto della Repubblica a una personalita’ che ne ha attraversato per un cinquantennio l’intera storia, che ha svolto un ruolo di grande rilievo nelle istituzioni e che ha rappresentato con eccezionale continuita’ l’Italia nelle relazioni internazionali e nella costruzione europea”. Nelle istituzioni sin dalla Costituente, sette volte presidente del Consiglio, al centro, di fatto o per comune convinzione, di tutti gli snodi della storia repubblicana, delle sue vicende giudiziarie parla Giancarlo Caselli: “Sul piano politico non posso dire niente perche’ non mi spetta. Sul piano processuale vorrei ricordare che c’e’ stata un’assoluzione in primo grado ma parzialmente ribaltata dalla sentenza d’appello: fino al 1980 la Corte ha ritenuto l’imputato responsabile di rapporti con Cosa Nostra e dopo il 1980 ne ha confermato l’assoluzione contro la decisione dell’appello”. Tra ricordi di ieri e questioni dell’oggi, e’ Silvio Berlusconi a tracciare un parallelo tra se’ e il ‘Divo Giulio’: “Contro la sua persona, la sinistra ha sperimentato una forma di lotta indegna di un Paese civile, basata sulla demonizzazione dell’avversario e sulla persecuzione giudiziaria: un calvario che Andreotti ha superato con dignita’ e compostezza, uscendone vincitore. Quello usato contro di lui e’ un metodo che conosciamo bene, perche’ la sinistra dell’odio e dell’invidia – spiega ancora il Cavaliere – ha continuato a metterlo in campo anche contro l’avversario che non riusciva a battere nelle urne”.

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