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ANDREOTTI/ 2 – Addio al “cardinale”, per gli Usa figura acuta e controversa

Palermo - Giulio Andreotti assieme all'avv. Bongiorno all'epoca del suo processo per mafia (il cd processo del secolo)

L’America dice addio al ‘Cardinale’ Andreotti: uomo potente, dall’acume finissimo, ”amico di papi e porporati”, dalla battuta tagliente e dall’atteggiamento caustico e beffardo, scrivono i giornali, dal New York Times al Wall Street Journal al Washington Post. Tutta la stampa Usa lo ricorda, e ricorda la sua figura controversa, i suoi rapporti altalenanti con gli Stati Uiti: dagli anni dell’idillio, dal dopoguerra fino ai ’70, a quelli in cui i legami con Washington si allentarono fin quasi a spezzarsi, a mano a mano che si rafforzavano quelli con Bettino Craxi. ”Andreotti e’ stato un protagonista assoluto della politica italiana del dopoguerra”, afferma l’ambasciatore statunitense a Roma, Davi Thorne, sottolineando come il sette volte presidente del Consiglio fosse ”un amico degli Stati Uniti e un grande sostenitore della visione atlantica ed europea”. Cosi’ lo considerava Henry Kissinger, ex segretario di Stato Usa e suo grande amico. Ma il ricordo oltreoceano del senatore a vita e’ fatto di luci ed ombre. In molti non dimenticano come l’alleato affidabile che – scrive il Wall Street Journal – ”ha tirato l’Italia fuori dalle rovine della seconda guerra mondiale guidandola in un periodo di prosperita”’, improvvisamente perse gran parte della sua credibilita’ a Washington, soprattutto per le sue posizioni considerate troppo filo-arabe e terzomondiste. Ma non solo: a pesare furono anche le sue aperture al Pci nell’intricata situazione politica italiana della fine degli anni ’70. E poi le vicende giudiziarie. Vicende – evidenzia il Washington Post – che seppure conclusesi con delle assoluzioni comunque offuscarono la figura di Andreotti anche agli occhi degli Stati Uniti: lui, ”scampato agli scandali” di Tangentopoli che travolsero la Dc e ”alle accuse di essere contiguo ala mafia”. ”Ha incarnato le contraddizioni dell’Italia”, sintetizza il New York Times, ”da una parte superando le macerie della guerra, sconfiggendo la minaccia dello stalinismo e il terrorismo, ma dall’altra, per mantenere il potere della Dc, contribuendo a costruire un sistema di clientelismo che ha generato una vasta corruzione”. Oggi quelle vicende – da Tangentopoli a quello che in America viene ricordato come il processo del ”kiss of honor”, il famoso presunto bacio a Toto’ Riina – sembrano lontanissime nel tempo. Ma – nel bene o nel male – il ricordo di Giulio Andreotti negli Stati Uniti resta vivo come per nessun altro leader italiano del dopoguerra.

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