| categoria: sanità

Eccellenze in sanità salve con tecnologie smart

La crisi non risparmia nessuno e inizia a mettere in difficoltà anche le eccellenze in sanità di tutto il mondo, ma forse c’è una via di “salvezza” che potrà permettere di correre ai ripari e, soprattutto, sarà low cost. Basterà avere uno smartphone oppure un tablet: un medico potrà fare un chek up e “curare” i pazienti direttamente a casa, senza necessità di ricoveri inutili e costosi; un esperto o uno specialista potrà essere a disposizione in tempo reale e in ogni parte del globo, per ogni tipo di consulto che sarà, ovviamente smart.
Sembra uno scenario da film di fantascienza, eppure in questi giorni a Taormina si sta parlando proprio di questo, in occasione del meeting annuale del “ghota” della pediatria mondiale, che per il secondo anno si svolge in Italia, con l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, come unico rappresentante italiano.
Per Giuseppe Profiti, presidente del Bambin Gesù, “i nostri sistemi sanitari hanno tutti, anche se i modelli sono diversi, il problema della sostenibilità, anche come conseguenza della crisi finanziaria”.
Il meeting cercherà di porre l’attenzione sulle nuove tecnologie che permetteranno di “prendere la materia prima, molto costosa e preziosa, ovvero la conoscenza dei medici, e di spostarla nello spazio e nel tempo nel modo più economico possibile”. Ecco allora che con un clic sul tablet, gli esperti riuniti a Taormina hanno potuto controllare pressione, battito e ossigenazione del sangue, collegandosi in rete con il Miami Children’s Hospital, una centrale aperta 24 ore su 24 dove è possibile chiedere consulti o pareri specialistici
Negli Stati Uniti è un modello che sta prendendo sempre più piede, soprattutto per le malattie croniche degli anziani, che così possono evitare di spostarsi o di fare lunghi tragitti per andare dal medico. In Italia, sottolinea Profiti, la difficoltà maggiore è la “scarsa diffusione della banda larga”. Diventa sempre più necessario investire in infrastrutture tecnologiche. Secondo l’esperto, infatti, “situazioni come la nostra, con venti sistemi regionali e il 40% delle Regioni che non supera i due milioni di abitanti, ben lontani dal bacino ottimale per le alte specialità, richiedono forse un ripensamento della programmazione in ottica sovraregionale”. Redazione Online News

Ti potrebbero interessare anche:

P.A/ Dalle ricette ai pensionamenti, le misure per la sanità
Medici, stipendio tagliato se prescrivono esami "inutili"? E' rivolta: pronti alle barrica...
EPATITE C/ Il pm Guariniello, le aziende si spartiscono il mondo
Umbria caos, si dimette l'assessore alla sanità. Scontro sulle nomine dei Dg
L'INTERVENTO/ Contratto medici, una storia infinita
Roberto Speranza è il nuovo ministro della Salute



wordpress stat