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La guerra per le Commissioni, che teatrino imbarazzante

Nessun nome per rispetto e per carità di patria. La guerra per la spartizione delle poltrone minori, ma pur sempre prestigiose, delle Commissioni, è servita in sostanza a regolare conti, a sistemare trombati e a recintare i confini dei poteri dei partiti presenti in Parlamento. Un tempo presiedere alcune Commissioni importanti era un vanto ed un prestigio riservato a chi non riusciva ad entrare nell’ambito del governo. Era un passaggio per salire, o un “fine corsa”. Ma con una logica precisa, legata anche ai ruoli ricoperti in precedenza, alla competenza, alla esperienza. Inutile dire, non è più così. Ex potenti della seconda repubblica, ex potenti dell’ultimo parlamento, sono stati collocati in poltrone “nobili” come risarcimento, a prescindere da indole e specializzazione. Immagini, atteggiamenti, strategie che si pensava di aver lasciato alle spalle. La politica ai “saggi”? Si è visto che non ha funzionato con Napolitano, e si è pensato di affidare Copasir, Vigilanza Rai e similari a gente volonterosa, più portata ad altre pratiche. Meno male che c’è Pierferdi Casini alla presidenza della Commissione Esteri del Senato…

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