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Pd nel caos, saltano le candidature di Epifani e Cuperlo, in pole i “traghettatori” Finocchiaro e Chiti

Anna Finocchiaro

Il clima non e’ proprio dei piu’ sereni. Le nomine dei sottosegretari e dei presidenti di commissione hanno provocato non pochi malumori nel Pd e l’assemblea di sabato rischia di diventare insidiosa. Dirimente sara’ la riunione del coordinamento: da li’ dovra’ uscire una linea che sia considerata da tutti di unita’ e di pacificazione, con la garanzia che le varie anime del partito, e in particolare quelle non rappresentate nel governo, avranno un ruolo davvero forte.

Per questo sono parse in decisa discesa le candidature troppo marcate, come quelle di Guglielmo Epifani e Gianni Cuperlo, e in salita le ipotesi di traghettatori come Anna Finocchiaro, Vannino Chiti o Claudio Martini che poi non entrerebbero nella battaglia congressuale.

Ad aprire i lavori sara’ Pier Luigi Bersani che confermera’ le sue dimissioni, nonostante le tante spinte che gli sono arrivate per restare al timone del Pd fino al congresso. E ci sara’ anche Enrico Letta. Il premier vuole ‘metterci la faccia’, convinto che solo con un Pd unito possa esserci un governo forte. Per questo potrebbe anche intervenire.

A meno di due ore dalla riunione del coordinamento del Pd, prende corpo l’ipotesi che si possa andare a un anticipo del congresso previsto sulla carta per ottobre. Secondo la voce che gira con insistenza in ambienti parlamentari, vista la difficolta’ di un’intesa ampia su un segretario traghettatore si starebbe valutando la possibilita’ di accelerare i tempi congressuali per fissare l’appuntamento prima dell’estate. In quel caso, Pier Luigi Bersani resterebbe segretario nonostante le dimissioni, una sorta di prorogatio per accompagnare il percorso. Su questa linea si starebbe coagulando un certo consenso tra le varie anime del partito. Resta, comunque, in campo anche la via naturale dell’elezione sabato all’assemblea di un segretario pro tempore, ruolo per cui sono in pole position Anna Finocchiaro e, ma qualche passo indietro, Roberto Speranza. (

I nodi potrebbero sciogliersi gia’ al ‘caminetto’ allargato ai segretari regionali. Li’ si discutera’ il profilo del prossimo segretario e si affrontera’ il tema della modifica allo statuto per separare le figure di segretario e candidato premier. Li’ ci saranno, o dovrebbero esserci, tutti i big del partito con l’eccezione di Massimo D’Alema impegnato a Firenze per un seminario internazionale; l’ex premier sara’ invece sabato all’assemblea, di ritorno da Barcellona. Due indizi lasciano pensare che dalla corsa alla segreteria potrebbero essere usciti sia Cuperlo sia Epifani. Primo, Cuperlo ha avuto un lungo colloquio con Bersani che vorrebbe fortemente un candidato di unita’. Secondo, Epifani e’ stato eletto presidente della commissione Industria e un incarico tanto prestigioso farebbe escludere un doppio impegno cosi’ gravoso.

Dunque l’ipotesi, ma nessuno si azzarda a fare previsioni, e’ che si vada verso una figura di mediazione che dia garanzie di arrivare al congresso con i giochi ancora aperti. Anche se nessuno puo’ mettere ipoteche sul futuro visto che, e sono in molti a ricordarlo, gia’ Dario Franceschini quando successe a Walter Veltroni dimissionario poi si candido’ al congresso contro Bersani. Per esempio se toccasse al giovane Roberto Speranza e’ difficile pensare che accetti in premessa di rinunciare alla possibilita’ di diventare segretario. Sugli altri nomi che circolano potrebbero pesare pero’ veti incrociati, per esempio lo scarso entusiasmo per Finocchiaro dei renziani che invece gradirebbero Chiti. E che comunque chiedono un responsabile organizzazione da affiancare al segretario.

Di certo non sembrerebbe per nulla interessato a restare Bersani. “Ho visto sui giornali un sacco di illazioni su quel che penserei io, di frasi virgolettate, per me molto sorprendenti”, ha detto dopo avere letto sui giornali di una sua disponibilita’, “inviterei ad avere cautela nell’attribuirmi delle frasi”.

La tensione nel partito e’ evidente. Non e’ stato facile per molti votare Roberto Formigoni presidente della commissione Agricoltura in Senato o digerire Nitto Palma, che poi e’ stato silurato. Ne’ digerire sottosegretari come Cosimo Ferri o Gianfranco Micciche’. “Questo non ‘ un governo Pd-Pdl, ma Letta-Berlusconi”, ha spiegato un dirigente democratico, “e Letta non ha avuto la forza di dire i no che dovevano essere detti”. Ma sotto accusa sono in generale i bersaniani e anche Areadem. “Chi ha avuto il governo non puo’ pensare di prendere tutto”, ha chiarito la stessa fonte. Diplomatico, per quanto “molto preoccupato”, invece Beppe Fioroni. “L’assemblea rischia di essere ingestibile, a meno che non ci si arrivi con un percorso gia’ tracciato nel segno dell’unita’”, ha sottolineato.

Il timore, piuttosto diffuso, e’ che chiunque nell’area dello scontento – che andrebbe dagli ex popolari, ai dalemiani, ai bindiani, ai veltroniani – possa accendere una miccia. E che tutto possa saltare. “A noi non servono ne’ una conta ne’ un’unanimita’ di facciata”, ha avvertito Marina Sereni. Ma se alla conta si arrivasse si finirebbe nello stesso scenario dell’elezione del Presidente della Repubblica. “A quel punto e’ certo he qualcuno si alza, chiede di anticipare il congresso prima dell’estate e si lascia Bersani in sella, ma noi ce ne andiamo in giro per l’Italia a puntare il dito contro chi sconfitta dopo sconfitta ci ha portato fin qui”, ha avvertito un parlamentare.

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