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Polizia, partita a due Marangoni-Gabrielli

Alessandro Marangoni

Una partita che va oltre il Viminale, passa per il Quirinale, si decide a palazzo Chigi e si intreccia con l’assegnazione della delega per il controllo ‘politico’ sui servizi segreti: la nomina del nuovo capo della Polizia, dopo la morte di Antonio Manganelli, e’ un rebus che la politica non ha ancora sciolto nonostante i continui rumors di palazzo. Dopo mesi di voci, a volte messe in giro dagli stessi candidati alla poltrona, con Manganelli ancora in vita, i nomi che restano in lizza sono quelli di Alessandro Marangoni, attuale vicario del Dipartimento, scelto dallo stesso Manganelli e dall’ex ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri quando esplose lo scandalo del corvo che porto’ alle dimissioni di Nicola Izzo, e di Franco Gabrielli, capo della Protezione Civile, ex prefetto dell’Aquila, ex capo dei servizi segreti civili e una vita passata nell’antiterrorismo. Diverse fonti ribadiscono che sono solo loro due i candidati, anche se nessuno esclude la possibilita’ che un outsider – allo stato l’unico possibile sembra essere Alessandro Pansa, attuale capo del Dipartimento affari interni e territoriali del Viminale, anche se le sue quotazioni sono in ribasso – venga fuori all’ultimo momento in caso di impasse tra i partiti. Sia Marangoni sia Gabrielli, sottolineano al Dipartimento, hanno le carte in regola per sedersi su quella poltrona al secondo piano del Viminale che, viene ricordato, viene assegnata seguendo una prassi fin qui sempre rispettata: la condivisione di tutte le forze politiche. Marangoni ha dalla sua l’apprezzamento della base, che dalla morte di Manganelli lo ha indicato come candidato unico alla successione ribadendo piu’ volte di non volere un ‘prefettizio’ alla guida del Dipartimento, ma anche una meno marcata connotazione politica rispetto a Gabrielli. A favore dell’attuale vicario, inoltre, potrebbe giocare un altro fattore che, a prima vista, sembrerebbe invece penalizzarlo: l’eta’. Marangoni ha infatti 62 anni, il che gli consentirebbe di restare in carica tre anni; un tempo che, scommettono in molti, e’ sicuramente superiore alla durata dell’attuale governo. Dunque Marangoni consentirebbe un governo “saldo e forte” del Dipartimento per il tempo necessario ad arrivare a nuove elezioni e senza dover fare scelte che potrebbero mettere a rischio il gia’ difficile equilibrio politico. Ed e’ proprio questo il punto ‘debole’ di Gabrielli: il capo della Protezione civile fu scelto da Prodi per guidare i servizi segreti e non e’ un mistero per nessuno che ha un ottimo rapporto con il premier Enrico Letta. Ma e’ altrettanto vero, fanno notare fonti della sicurezza, che proprio questo rapporto con il capo del governo ne fa il candidato piu’ forte. Tra l’altro, dicono le fonti, Gabrielli fu nominato prefetto de L’Aquila da Silvio Berlusconi: nei suoi confronti, in sostanza, non ci sarebbe alcun veto dei vertici del Pdl ma solo mal di pancia all’interno del partito, soprattutto tra gli ex An. In ogni caso, la partita non e’ chiusa e non si decidera’ molto probabilmente in questa settimana, intrecciandosi con un’altra assai importante e ancora tutta da decifrare: l’assegnazione della delega per il controllo sui servizi segreti, fino a qualche giorno fa in carico a Gianni De Gennaro. Il prefetto, attualmente, e’ senza incarico e i bene informati dicono che non gli dispiacerebbe restare a palazzo Chigi. Il premier Letta, quando ha comunicato i nomi dei sottosegretari, non ha incluso il suo nella lista: ma non ha fatto sapere se la delega la terra’ lui ne’ se intende assegnarla a qualcun altro. Segno che Pd e Pdl non hanno trovato ancora l’accordo, con i Democratici che vorrebbero Marco Minniti e il centrodestra che spingerebbe per una riconferma di De Gennaro.

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