| categoria: politica, Senza categoria

CORTO CIRCUITO/ Gli italiani chiedono lavoro e meno tasse, il “Palazzo” è ostaggio della questione giustizia

La gente chiede meno tasse e il rilancio dell’economia. Dal “Palazzo” la risposta però è soprattutto una polemica infinita sulla giustizia. Innescata dai processi a Silvio Berlusconi, sui quali l’Italia ormai si spacca tra innocentisti e colpevolisti “a prescindere”. Una lista lunghissima, culminata ieri con la prima condanna di secondo grado incassata dal Cavaliere in 33 processi, cui si è aggiunta oggi la notizia di un nuovo rinvio a giudizio di Berlusconi,da parte della Procura di Napoli, per corruzione in una presunta compravendita di senatori per far cadere nel 2008 il governo di Romano Prodi. Niente di nuovo sotto il sole, a prima vista. A meno che i contraccolpi della partita sulla giustizia finiscano per ripercuotersi sul governo di coalizione guidato da Enrico Letta, che con tanta fatica il presidente Napolitano è riuscito, due mesi dopo le elezioni, a tenere a battesimo. Al momento la situazione sembra sotto controllo. Ma c’è chi teme che la situazione possa precipitare tra quindici giorni, se al processo Ruby dovesse esserci un’altra condanna.
La prima condanna di Berlusconi in un processo di secondo grado, emessa dalla Corte d’Appello di Milano, è per “frode fiscale” sull’acquisto dei diritti tv Mediaset nel 2001-2003: quattro anni di reclusione (dei quali tre condonati dall’indulto) e 5 anni di interdizione dai pubblici uffici, oltre a 10 milioni di euro di acconto sul risarcimento dei danni all’Agenzia delle entrate. Tra gli altri imputati, condanna di tre anni (condonati) al “socio occulto” del Cavaliere, l’americano Frank Agrama; assolto invece l’amico e presidente di Mediaset Fedele Confalonieri. Il verdetto d’appello (la prescrizione scatterà nel 2014) è coinciso, ed ha influenzato lo scontro “politico” svoltosi nelle medesime ore al Senato per l’elezione del presidente della Commissione Giustizia: il candidato indicato dal Pdl, l’ex magistrato e ministro Nitto Palma, è stato eletto soltanto alla quarta votazione, con i voti dello stesso Pdl e di Scelta Civica. Il Pd ha votato scheda bianca rompendo “i patti stabiliti in precedenza e rispettati per tutti gli altri candidati” (il Pdl infatti ha votato tutti i candidati del Pd). La condanna di Berlusconi era “un rospo troppo grosso da ingoiare” hanno spiegato dal Pd. Che non si è comunque opposto all’elezione, sempre al Senato, di Roberto Formigoni alla presidenza della Commissione Agricoltura: per l’ex presidente (per 18 anni!) della Regione Lombardia, la procura di Milano appena ha chiesto il rinvio a giudizio (insieme con altri 11 persone) per associazione per delinquere e corruzione nell’ambito dell’inchiesta su favori del valore di centinaia di milioni concessi per anni alla clinica Maugeri di Pavia e al San Raffaele di Don Verzé (Milano) in cambio di viaggi, vacanze, finanziamenti e anche versamenti “cash”.

Al “fuoco dei magistrati politicizzati” Berlusconi replicherà sabato con una manifestazione di piazza del Pdl a Brescia. Ai suoi ha chiesto però di “salvare l’esecutivo”: “Non saremo noi a mettere in crisi questo governo. Queste sentenze arrivano in un momento cruciale, mentre cerchiamo di tirare fuori l’Italia dalle difficoltà con una collaborazione non facile con il Pd”. Berlusconi non vuole le elezioni subito; teme tra l’altro che una crisi subito possa provocare le dimissioni di Napolitano e l’elezione (da parte di Pd e M5S) di un presidente “nemico” come Stefano Rodotà. Salda nel Pdl, l’alleanza di governo appare però debole nel Pd, come la “ribellione” dei senatori sul voto a Nitto Palma ha dimostrato. E’ il Pd, che dopo le giravolte di Bersani, è senza linea e senza segretario e potrebbe non resistere in un governo con (l’ex ?) “nemico”. Una scelta imposta da Napolitano ma che ha scontentato molti che ora, dal Pd, guardano con simpatia sempre maggiore alla “linea dura” di Beppe Grillo (“Berlusconi fuori dal parlamento, in prigione”) e si scandalizzano sempre meno all’idea che, non potendo battere Berlusconi nelle urne, potrebbe essere utile utilizzare l’”arma giudiziaria” dei processi. Un primo test su questa via tra poche settimane a Milano, per la sentenza del processo Ruby.
Carlo Rebecchi

Ti potrebbero interessare anche:

IL PUNTO/ Bufera con i giudici, rebus governo. Il Pdl insiste sul voto
Gli italiani risparmiano sui farmaci, per ogni utente 30 confezioni all'anno
BARI/ Opere d'arte contemporanea scambiate per rifiuti e gettate
Bimbo di cinque anni cade dalla balaustra nel centro commerciale, è grave al San Camillo
No alla notturna Napoli-Roma. A rischio anche i derby della capitale
SCENARI/ Renzi e il Marino surgelato. M5S fa paura? E il Pd si nasconde dietro la legalità



wordpress stat