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MO/ Nuove colonie di Israele, l’Anp reagisce: così boicotta la pace

Benyamin Netanyahu

Mentre a Roma il segretario di stato Usa John Kerry definisce le parti coinvolte nella ripresa dei negoziati israelo-palestinesi ”determinate” a tornare al tavolo delle trattative di pace, in Israele si da’ il via libera alla costruzione di 296 nuovi appartamenti nell’insediamento di Beit El in Cisgiordania. Una mossa criticata duramente dall’Autorita’ nazionale palestinese (Anp) che fa riavanzare lo spinoso dossier delle colonie, sul quale nei giorni scorsi – proprio per dare spazio all’iniziativa Usa – il premier Benyamin Netanyahu e’ intervenuto parlando di ”raffreddamento” delle nuove costruzioni. Di fronte all’iniziativa di Beit El, il negoziatore palestinese Saeb Erekat accusa Israele di ”sabotare” gli sforzi americani per rilanciare il processo di pace. E Hanna Ashrawi membro del comitato esecutivo dell’Olp individua nel progetto ”la risposta diretta di Israele agli sforzi dell’amministrazione Usa e del segretario di stato Kerry”. ”Una flagrante violazione del diritto internazionale e che potrebbe – rincara la dose – infiammare la regione distruggendo le ultime speranze per la ripresa dei negoziati”. Anche il ministro degli esteri egiziano Kamel Amr bolla l’annuncio come ”una violazione flagrante delle regole del diritto internazionale”, che ”ignora gli sforzi di pace attualmente in corso”. Amr chiede quindi ad Israele di rinunciare immediatamente a ”questa politica distruttiva” e di fermare ”queste attivita’ illegali” che rivelano ”l’orientamento di fare fallire il processo di pace nel suo insieme”. In Israele, ‘Pace adesso’, l’organizzazione pacifista molto attiva nel denunciare la politica dei nuovi insediamenti in Cisgiordania, ha subito condannato il progetto: ”sembra che Netanyahu – ha denunciato in un comunicato – imbrogli la gente annunciando che e’ stata limitata la costruzione negli insediamenti”. Per ‘Pace adesso’, invece, ”la costruzione sul campo continua e l’avvio di nuovi piani, anche in insediamenti isolati, prosegue”. Il progetto – secondo quanto e’ stato spiegato dai media – e’ stato firmato dal ministro della difesa Moshe’ Yaalon e sarebbe il primo passo per la futura realizzazione. La firma per ora autorizzerebbe solo l’avanzamento del piano ma non comporterebbe necessariamente la sua realizzazione. La sua pubblicazione consente a chi ne ha di presentare obiezioni che di fatto potrebbero bloccarne la procedura. Sempre secondo i media, il progetto sarebbe frutto di un accordo risalente al giugno scorso tra lo stesso Netanyahu e un gruppo di 33 famiglie di coloni di un insediamento vicino, le cui case sono state demolite per una sentenza della Suprema Corte di giustizia.

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