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Pd nel caos, i saggi sceglieranno un “nome di garanzia” (Speranza?) per la segreteria

Roberto Speranza

Il nome non c’e’. Non sono bastate riunioni, incontri, colloqui a oltranza delle ultime ore per portare tutto il partito democratico su una candidatura unitaria per il segretario traghettatore che rilevera’ il timone da Pier Luigi Bersani. Cosi’ dopo oltre tre ore di riunione, il coordinamento del Pd ha stabilito una road map da qui a sabato: sara’ una squadra ristretta di mediatori a tentare di far convergere su un nome ‘di garanzia’ cui l’assemblea affidera’ la guida del Pd fino al congresso. Tra le righe, pero’, si legge gia’ un profilo che ha tutti i tratti del giovane capogruppo alla Camera, Roberto Speranza. Quanto durera’ il suo mandato si capira’ sabato, quando sara’ fissata la data dell’appuntamento congressuale: sulla carta sara’ a ottobre, ma sono in molti a chiedere di anticipare il piu’ possibile.
Ha parlato di tempi brevi e’ stato Pier Luigi Bersani nel suo intervento al caminetto davanti molti dei big, da Dario Franceschini a Rosy Bindi, da Beppe Fioroni ad Andrea Orlando e Stefano Fassina. Non c’era Massimo D’Alema, impegnato a Firenze in un seminario internazionale, e non c’era Walter Veltroni. E non ha partecipato Enrico Letta, corso a Genova a visitare i feriti nell’incidente al porto.
“Il congresso si deve fare il prima possibile, non si devono frapporre indugi”, ha spiegato il segretario uscente del Pd. Anche se poi ha assicurato di non avere mai ipotizzato una fine del percorso prima dell’estate. Bersani aveva indicato come prima opzione l’avvio gia’ oggi di una raccolta di firme per le candidature nel segno della trasparenza. Ma alla fine ha prevalso la seconda delle ipotesi delineate: una task-force “per raccogliere elementi e presentare una proposta all’assemblea”. La scelta e’ caduta sui vicepresidenti dell’assemblea Marina Sereni e Ivan Scalfarotto, sui capigruppo Luigi Zanda e Speranza, sul coordinatore dei segretari regionali Enzo Amendola, e sull’eurodeputato David Sassoli. Guideranno l’assemblea e istruiranno la pratica segretario.
A spingere per un nuovo leader in tempi brevi sono stati molti big del partito. “Non c’e’ tempo per pasticci e rinvii, occorre un segretario gia’ sabato”, ha spiegato Dario Franceschini, “non vogliamo una conta ma una scelta politica”. Sulla stessa linea Beppe Fioroni. “Dobbiamo eleggere il segretario e fissare la data del congresso, ma il segretario deve essere autorevole”, ha chiarito. Al Pd tocca incidere sul governo, ha ricordato. Segretario subito, ma “non del veccho gruppo dirigente”, ha chiesto anche Rosy Bindi. Il nome resta ancora ‘coperto’ dunque, anche se c’e’ chi come Gianni Cuperlo si e’ di fatto candidato. “Io sono a disposizione in questa fase difficile”, ha confermato chiedendo “un congresso deve essere nel tempo piu’ ravvicinato, a fine luglio”.
Le pressioni dentro il partito sono pero’ per figure piu’ ‘neutre’ e possibilmente per qualcuno che non si ricandidi al congresso, anche se nessuna garanzia su questo e’ possibile. Sono in tanti a ricordare che a suo tempo Franceschini si impegni a non candidarsi dopo avere rilevato la guida del Pd da Walter Veltroni e invece sfido’ Bersani. Ha invece tenuto a chiarire di non essere in partita Anna Finocchiaro: “Il mio nome non e’ mai stato in campo, avete fatto tutto voi”, ha bacchettato i giornalisti all’uscita dal Pd.
In realta’ la candidatura dell’ex presidente dei senatori del Pd ha molti sponsor ma forse non abbastanza, ha spiegato una fonte parlamentare, da contrastare l’asse bersaniani-Areadem che preme per Speranza. Nel braccio di ferro non e’ escluso che alla fine si torni su una figura ‘terza’ come Pier Luigi Castagnetti o magari Sergio Chiamparino, sponsorizzato con Piero Fassino da Goffredo Bettini. Nessuna pregiudiziale, almeno cosi’ ha assicurato, e’ stata messa Matteo Renzi che stamani ha visto Bersani. “Non pongo nessun tipo di problema”, ha spiegato. Tanto che non avrebbe chiuso neppure sul’ipotesi Finocchiaro. Renzi guarda piu’ lontano, alla futura candidatura a palazzo Chigi. Qualche attrito c’e’ stato al coordinamento, e tantopiu’ potrebbe esserci in assemblea, sulla modifica dello statuto per separare le figure del segretario e del candidato premier. “E’ necessario che la norma transitoria diventi ordinaria”, ha chiesto Fioroni. Di altro avviso la Bindi. “Cambiare quella orma significa avere un’altra idea di partito”, ha avvertito. “Non tratterei del tema della modifica dello statuto”, ha spiegato Erico Morando. Contrario e’ anche Ivan Scalfarotto: “Il nostro partito ha sempre eletto i suoi vertici con le primarie e dare oggi segnali di chiusura non sarebbe saggio”, ha spiegato.
Resta anche il nodo dei tempi del congresso. Anticipare sarebbe per una parte del Pd la medicina necessaria per ridare vita al partito, sostengono in molti. Non solo. C’e’ chi brandisce l’arma dell’accelerazione per ottenere garanzie di un nome condiviso e di una gestione unitaria della fase congressuale. Ma c’e’ un fronte contrario per principio. Si temono i contraccolpi sulla tenuta del governo come accadde ai tempi di Prodi quando fu eletto segretario Veltroni.

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