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Pdl,la Puppato prepara la fronda. No a larghe intese, si a Sel e Cinque Stelle

Laura Puppato

La senatrice Pd Laura Puppato – tra i ‘ribelli’ che hanno mal digerito il governo delle larghe intese – presenterà sabato in Assemblea un documento che potrebbe raccogliere il sì di molti: un fronte ampio (dai prodiani a Civati) di esponenti che hanno vissuto con difficoltà il governo col Pdl e credono poco in un Cavaliere ‘responsabile’. Un disagio diffuso e in crescita all’interno del Partito democratico, come ha dimostrato la protesta degli otto senatori democratici per l’elezione in commissione giustizia del berlusconiano Francesco Nitto Palma e l’attivismo della base di ‘OccupyPd’. E questo gruppo potrebbe far sentire la sua voce sabato, all’assemblea incaricata di scegliere il segretario che dovrà traghettare il partito fino al Congresso. “Ho sintetizzato il pensiero di molti”, sostiene la senatrice veneta.Nel documento Puppato insiste sul ruolo del parlamento distinto da quello del governo e la necessità di cercare “maggioranze variabili e trasversali” all’interno delle commissioni permanenti. Come a dire: va bene l’esecutivo Letta delle grandi intese, ma sulle singole leggi si cerchi la condivisione con forze fuori dalla maggioranza come Sel e Cinque stelle: “Alla responsabilità che abbiamo verso il Paese, dobbiamo affiancare la lealtà verso i nostri elettori. Direi verso le nostre idee”, si legge nel documento. E quindi: “Nelle commissioni e in aula lavoriamo a quei provvedimenti che avevamo promesso in campagna elettorale. Sulle singole leggi si possono e si devono trovare maggioranze variabili e trasversali”. Per esempio sull’ineleggibilità di Silvio Berlusconi, pratica che il M5s ben presto tratterà in Parlamento e sulla quale una parte del Pd no rimarrà certo sorda.La senatrice veneta dice la sua anche sulle prossime difficili tappe del partito democratico: “Non è importante che il nuovo segretario sia eletto a giugno o a ottobre, è fondamentale invece analizzare i propri errori per capire dove stiamo andando”, sostiene Puppato. “La prima cosa da fare è chiedere scusa agli elettori per le cose gravi accadute con l’elezione del presidente della Repubblica, e la mancata elezione di Romano Prodi, con 101 parlamentari che non si sono comportati correttamente, perché è necessaria la lealtà tra persone che lavorano per la stessa idea”. “L’importante – continua – è non rinunciare, nella scelta del successore di Bersani, allo strumento delle primarie: uno strumento di democrazia di cui non possiamo più fare a meno, anche se dovrà essere migliorato, rendendo il sistema più aperto”.
L’unica certezza, su cui concordano tutti i leader del Partito democratico, è la necessità di trovare un nome condiviso in grado di traghettare il partito senza terremoti al Congresso. In campo, tuttavia restano due ipotesi: affidare l’incarico a un leader di esperienza riconosciuta – si fanno i nomi di Piero Fassino, Anna Finocchiaro e Sergio Chiamparino – oppure rivolgersi a un candidato di nuova generazione. In questo caso il nome in pole position è il capogruppo alla Camera Roberto Speranza. Un nome forte, nonostante l’ostilità dei dalemiani e dei ‘giovani turchi’, che può contare sul sostegno dell’ala bersaniana e di Areadem. Come ha dimostrato però l’intervento polemico di Laura Puppato, il rischio caos in Assemblea sembra forte, tanto più che davanti alla sede arriveranno per protestare centinaia di giovani del movimento ‘OccupyPd’.

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