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Egitto, al Qaida preparava un attentato suicida contro una ambasciata straniera

ministro dell'interno Mohamed Ibrahim

L’Egitto ha annunciato oggi di avere smantellato una cellula terrorista che si stava preparando per attacchi suicidi contro obiettivi fra i quali un’ambasciata straniera. L’annuncio e’ venuto dal ministro dell’interno Mohamed Ibrahim che, in una conferenza stampa in diretta tv, ha fornito i nomi di tre uomini, tutti egiziani, trovati in possesso di dieci chili di nitrato di ammonio e dati per la costruzione di ordigni esplosivi, ma non ha precisato quale paese fosse nel mirino. I tre, ha spiegato il ministro, avevano contatti con al Qaida in Algeria, e uno di loro aveva viaggiato in Iran e in Pakistan e in quest’ultimo paese era stato addestrato. Ibrahim ha pero’ voluto sottolineare che non esistono cellule di al Qaida in Egitto, ma individui che hanno legami con questa organizzazione terrorista. Secondo Ibrahim, inoltre, i tre avevano contatti con quella che in Egitto e’ conosciuta come la ‘cellula di Nasr City’ dal nome del quartiere al Cairo dove nell’ottobre scorso sono stati arrestati una ventina di militanti, e che secondo gli inquirenti egiziani, aveva anche giocato una parte dell’attacco contro l’ambasciata Usa a Bengasi nello scorso settembre, nel quale rimase ucciso l’ambasciatore Chris Stevens. Ed e’ piu’ in chiave di lotta politica interna che non di terrorismo internazionale che l’annuncio viene interpretato dall’avvocato difensore dei tre arrestati. Mamdouh Ismail, noto esponente salafita egiziano, ha definito le accuse nei confronti dei tre arrestati ”una montatura” negando che ci siano prove a loro carico e sostenendo invece che sia un’operazione del ministero dell’Interno per mettere la presidenza di Mohamed Morsi contro i movimenti i salafiti e i jihadisti. Una convivenza, quella fra il primo presidente eletto dei Fratelli musulmani e la crescente presenza di milizie integraliste e jihadiste sopratutto nel Sinai, che e’ diventata sempre piu’ difficile e che sta mettendo a dura prova la tenuta della sicurezza nella regione strategica al confine con Israele. Attacchi di miliziani a posti di frontiera e di polizia si susseguono soprattutto nel Sinai del Nord, dove lo scorso agosto un commando ha falciato sedici reclute della guardia di frontiera mentre si accingevano a consumare il pasto che interrompe il digiuno di Ramadan.

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