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Ilva, il Gip di Taranto dissequestra i prodotti. Valgono 800 milioni

E’ durata piu’ di cinque mesi la battaglia giudiziaria sui prodotti finiti e semilavorati realizzati dall’Ilva di Taranto anche con gli impianti dell’area a caldo sotto sequestro senza facolta’ d’uso, e sulla possibilita’ da parte dell’azienda di commercializzarli. Il gip del tribunale Patrizia Todisco ha firmato il dissequestro dei prodotti, un milione e 700mila tonnellate circa, per un valore commerciale stimato dai custodi giudiziari di circa 800 milioni di euro, che giacciono sotto sigilli dal 26 novembre 2012 sulle banchine dell’area portuale del Siderurgico. Il provvedimento e’ ora in corso di notifica, da parte dei militari della Guardia di finanza di Taranto, all’azienda e ai custodi giudiziari dell’area a caldo. La firma da parte del gip e’ arrivata dopo che la Procura aveva trasmesso allo stesso giudice l’ennesima istanza di dissequestro (la terza) depositata alla sua cancelleria dall’Ilva. Questa volta l’azienda aveva allegato copia delle motivazioni della sentenza con la quale la Corte Costituzionale, il 9 aprile scorso, aveva dichiarato in parte inammissibili e in parte non fondate le questioni di legittimita’ sollevate dal gip Todisco e dal Tribunale di Taranto (rispettivamente il 22 gennaio e il 15 gennaio scorsi) sulla legge 231/2012 cosiddetta ‘salva Ilva’. Quella legge consente all’Ilva di continuare a produrre pur con gli impianti sotto sequestro e a commercializzare i prodotti che vengono realizzati in stabilimento. Sollevando le questioni di legittimita’, sia il gip sia il tribunale avevano sospeso la decisione sulle istanze di dissequestro dei prodotti presentate dall’Ilva. Una volta stabilito dalla Consulta che la legge 231 non viola la Costituzione, il gip ha dunque firmato il provvedimento di dissequestro, superando il giudizio sospeso. Nei giorni scorsi, invece, la Procura aveva restituito all’azienda una piccolissima parte dei prodotti giacenti sulle banchine. Si tratta di poco piu’ di 60mila prodotti, in prevalenza tubi, facenti parte di una fornitura ad una compagnia petrolifera di Stato irachena, per un valore di 22 milioni di euro. In quella istanza, l’Ilva aveva preannunciato che, se la merce non fosse partita per i destinatari entro il 5 maggio scorso, avrebbe chiesto un risarcimento dei danni allo Stato per un totale di 27 milioni di euro.

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