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IL PUNTO/ Renzi sta accelerando. E’pronto al decollo

”Oltre la rottamazione”. Basta il titolo. Matteo Renzi supera se stesso. Con un libro riprende il suo cammino politico, per andarsi a conquistare ”sul campo” quel governo del Paese ”che non potremmo avere tramite scorciatoie” o ”accordi di Palazzo”. ”Arrivera’ il momento”, dice sibillino, mentre assicura ”lealta”’ a Enrico Letta e rifiuta ”poltrone”. Ma gia’ incassa l’investitura di una delle ‘vittime’ eccellenti della rottamazione, Walter Veltroni. I due si sfiorano, senza incontrarsi, al Lingotto di Torino, gia’ cornice della stagione veltroniana. ”Oggi Renzi e’ sicuramente” il miglior candidato premier del centrosinistra, si sbilancia Veltroni. ”Pensa gli altri…”, frena il sindaco. Perche’ i tempi non sono maturi. Di certo, pero’, Renzi guarda lungo e sfida Grillo: la vittoria passa anche dai voti 5 Stelle. Non il lancio di una campagna elettorale, ma una ripartenza, quella di Renzi. Al Salone del Libro di Torino presenta il libro finito di scrivere pochi giorni fa, in cui analizza gli errori ”clamorosi” del Pd e quelli ”imperdonabili” del ”Dorando Pietri della politica”: Pier Luigi Bersani (le primarie ‘chiuse’, la campagna elettorale ”fallimentare”, il pasticcio Quirinale). Ma fa anche mea culpa, per andare oltre, cambiare il Pd e, questa volta, vincere. E allora va in soffitta la ”rottamazione”, perche’ quella parola ”brutale ha fatto paura” a un Paese ”dove il 70% e’ over 40”. E non importa lo sberleffo di Roberto Maroni (”Patetico: rottamato lui e la sua politica da fighetti”): per il sindaco e’ giunta l’ora di spiegare che ”dietro il marchio rottamazione c’e’ di piu”’. C’e’ l’idea di un Pd che non abbia ”paura di avere un leader e vincere” senza inseguire Berlusconi, c’e’ il progetto di un ”grande piano per il lavoro” e l’ambizione di avere visione del futuro. Ma a cosa mira l’ormai ex ‘rottamatore’? Non ad abbattere il governo dell’amico Enrico Letta: puo’ andare avanti ”pure fino al 2016” se lavora bene e ”sarebbe stupido” minarlo, anche perche’ ”essere leali e’ conveniente”. E non punta neanche alla segreteria del Pd, Matteo Renzi: annuncia che non si candidera’ e, senza ancora trasformare l’approvazione in endorsement, ribadisce ”l’ammirazione” per Sergio Chiamparino. Quello stesso Chiamparino che invece Walter Veltroni ‘candida’ espressamente. Con il sindaco di Firenze ”non c’e’ bisogno di fare assi”, dice Veltroni. Ma nel giorno in cui con ”emozione” torna a parlare di sinistra nella sala gialla del Lingotto da cui lancio’ la corsa alla segreteria Pd, si sbilancia: ”Renzi dice molte delle cose che noi abbiamo detto qui nel 2007”. A unire c’e’ l’idea di un partito aperto, che vada a prendersi anche i voti del Pdl. Sapendo che per vincere si deve pero’ ”tenere insieme la sinistra”. Nasce un sodalizio sulla via di un ‘new labour’ italiano? Renzi sorride e glissa. Non e’ ancora il momento. Intanto, pero’, per il sindaco c’e’ la soddisfazione di essersi scrollato di dosso l’accusa di ”intelligenza col nemico” Berlusconi, quando il Cavaliere (ne imita la voce) al telefono gli disse: ”Vogliamo Amato, non te” a Palazzo Chigi. Altro discorso quello ‘a 5 Stelle’. Il ”volgare” Grillo detta legge e i suoi parlamentari obbediscono. Ma i ”ridicoli rivoluzionari dello scontrino” litigano sulla diaria. E finiranno per spaccarsi. Si apre dunque lo spazio per recuperarne i voti: e’ la scommessa da fare, a lungo termine. Ma da subito. Con buona pace di Vito Crimi, che ironizza: ”Dividerci? Non siamo mica il Pd…”

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