| categoria: politica

Stop ai processi con Pm politicizzati? Pdl diviso sulla proposta salva-Berlusconi

Provvedimenti disciplinari per le toghe politicizzate e stop ai loro processi, con conseguente trasferimento d’ufficio. E’ quanto prevede un disegno di legge, messo a punto dal presidente della commissione Giustizia del Senato, Francesco Nitto Palma del Pdl, all’ordine del giorno della seduta di domani della commissione. Un testo che, vista l’attualità delle sentenze Mediaset e del processo Ruby, potrebbe subito essere subito ribattezzato ‘Salva-Berlusconi’. Un’iniziativa che non sembra avere però l’appoggio di tutto il partito. Contro la mossa di Nitto Palma, che rischia di “creare ulteriori problemi al presidente Silvio Berlusconi”, si è scagliato infatti Sandro Bondi. Il coordinatore del partito spiega infatti che “c’è qualcosa che non mi convince nella presentazione del disegno di legge sui processi presentato dal presidente della commissione Giustizia”. “Non è questa – avverte – la strada maestra per riformare la giustizia per cui esiste una sempre più estesa coscienza e condivisione”. “Semmai – è la bacchettata finale di Bondi – è la strada più facile per creare ulteriori problemi al presidente Silvio Berlusconi”.

Stop che ha indotto lo stesso Palma ad una precipitosa precisazione. “Questa cosa è vergognosamente falsa: nel ddl non c’è nessun riferimento ai processi penali in corso, è falso”, sostiene l’ex ministro della Giustizia. “La norma – aggiunge – riguarda esclusivamente le procedure a carico dei magistrati”, come azioni disciplinari e trasferimenti d’ufficio del Csm. “E’ una norma a tutela dei magistrati- aggiunge- sono allibito e indignato da ogni altra lettura”.

Il ddl, di cui è già stato nominato relatore il senatore del Pd Felice Casson, reca il titolo “disposizioni in materia di responsabilità disciplinare dei magistrati e di trasferimento d’ufficio”. Consta di tre articoli e stabilisce che per i procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della legge ci sia una sospensione di 6 mesi se i pm titolari sono sottoposti a procedimento disciplinare per esternazioni che ne pregiudichino l’imparzialità o se assumono qualsiasi altro comportamento che non li faccia apparire tali.

Più nel dettaglio, l’articolo 1 aggiunge due nuove fattispecie di ‘punibilita per i magistrati con modifiche all’articolo 3 del decreto legislativo n.109 Del 23 febbraio 2006. Si prevede che costituisce illecito disciplinare “rendere dichiarazioni che, per il contesto sociale, politico o istituzionale in cui sono rese, rivelano l’assenza dell’indipendenza, della terzietà e dell’imparzialità richieste per il corretto esercizio delle funzioni giurisdizionali”.

I magistrati incapperanno in sanzioni, continua la proposta, anche per “ogni altro comportamento idoneo a compromettere gravemente l’indipendenza, la terzietà e l’imparzialità del magistrato, anche sotto il profilo dell’apparenza, nel contesto sociale o nell’ufficio giudiziario in cui il magistrato esercita le proprie funzioni”.
All’articolo 2 si specifica che i trasferimenti d’ufficio avverranno anche “per qualsiasi situazione non riconducibile ad un comportamento volontario del magistrato” per cui non può nella sede che occupa, amministrare giustizia nelle condizioni richieste dal prestigio dell’ordine giudiziario.

Lo stop ai processi, nel ddl Palma all’esame del Senato, viene stabilito all’articolo 3 dove c’è una norma transitoria che stabilisce che “tutti i procedimenti pendenti” alla data di entrata in vigore della legge “sono rimessi al ministro della giustizia e al procuratore generale presso la corte di cassazione per le proprie determinazioni in ordine all’eventuale esercizio dell’azione disciplinare e restano, conseguentemente, sospesi per il periodo di sei mesi”. I magistrati titolari di quei processi pendenti, stabilisce ancora l’articolo 3, saranno trasferiti d’ufficio. Lo stop ai procedimenti tra l’altro provocherebbe un’accelerazione della prescrizione non essendo specificato nulla in senso contrario.

La proposta di Palma tocca uno degli aspetti più sensibili del rapporto tra politica e giustizia visti i processi (Mediaset e Ruby) a carico del leader del Pdl. Proprio i legali dell’ex premier avevano chiesto il trasferimento delle udienze da Milano a Brescia “per incompatibilità ambientale” ma l’istanza è stata respinta. Nel mirino, in particolare, il pm Ilda Boccassini che secondo, Niccolo Ghedini (dichiarazione dello scorso 14 maggio) ha “un pregiudizio che dura da 20 anni”.

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