| categoria: sanità

La CEI denuncia, gli ospedali cattolici sono sotto stress

“Le strutture della sanita’ cattolica sono sottoposte a uno stress gestionale e organizzativo che, in tempi di crisi come l’attuale, mette a repentaglio la sostenibilita’ del servizio stesso”. Lo denuncia monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Cei, che ha aperto con il suo intervento il convegno “Le Istituzioni sanitarie cattoliche. Un servizio prezioso in evoluzione” in corso a Roma. Crociata ribadisce il carattere di servizio pubblico delle strutture sanitarie cattoliche rappresentate all’incontro da circa 200 responsabili di ospedali e case di cura cattoliche. Alla presenza del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, Crociata rivendica la validta’ delle strutture catoliche: “una quota significativa, per numeri e qualita’, della sanita’ pubblica” a cui “fanno ricorso cittadini di tutte le regioni del Paese, confermando un credito guadagnato sul campo nel corso del tempo”. “L’intera societa’ italiana – afferma – trae vantaggio da presenze in cui la ricerca dei migliori standard di efficienza dei servizi socio-sanitari si coniuga con un’ispirazione imperniata ‘sull’accoglienza e cura totale della persona’ e su una cultura della vita, dal concepimento fino alla sua conclusione naturale, che contrasta con la contemporanea rimozione del limite, del dolore, della morte”. Molte delle attuali difficolta’ gestionali, per il segretario Cei, derivano pero’ dalle “disparita’ che non sempre rispettano la dignita’ propria di un servizio pubblico”. “Siamo fiduciosi – assicura – che l’esperienza del credito di professionalita’ e talora anche di eccellenza di cui godono le istituzioni sanitarie cattoliche, possa trovare riscontro in un’attenzione rinnovata alle attese di cura dell’intera popolazione, che si dirige alle strutture pubbliche senza fare troppe differenze, se non, quando puo’, quelle dettate dal credito scientifico e dalla qualita’ dei servizi offerti”. Dalle strutture cattoliche infatti, sottolinea anche in riferimento allo scandalo dell’Idi, oggi commissariato dalla Santa Sede e mentre il suo responsaile operativo, padre Franco Decaminada e’ finito agli arresti domiciliari, “si esige qualcosa di piu’ della professionalita’ e della legalita’, che devono essere assicurate con il massimo rigore”. “La Segreteria della Conferenza Episcopale – promette Crociata ai dirigenti della sanita’ cattolica – offre la sua disponibilita’ ad accompagnare la ricerca di soluzioni alle questioni che interessano la responsabilita’ degli organismi sanitari nel loro rapporto con le istituzioni governative e statuali” e confida che “la capacita’ di ascolto da parte delle istituzioni e della politica” caratterizzi “un percorso che conduca a trovare soluzioni di sostenibilita’ e di durata per strutture socio-sanitarie attanagliate dalla crisi”. Per Crociata “c’e’ una terza via, infatti, oltre la falsa alternativa tra andare avanti come si e’ sempre fatto e gettare la spugna e disfarsi di un’opera come se fosse un peso ingombrante: e’ la via della collaborazione, della interazione e della integrazione, delle molteplici forme di alleanze per segmenti specialistici o per intere strutture”. “Creare strutture solide, grandi ma senza gigantismi, sorrette da reti di protezione e di solidarieta’ che salvaguardino specificita’, identita’, inventiva della carita’, garantite da buone pratiche e processi virtuosi, nonche’ da accresciuta efficienza: questa rappresenta una prospettiva realizzabile”. In apertura del Convegno don Carmine Arice, direttore dell’Ufficio nazionale Cei per la pastorale della salute, richiamando ad “una maggior sinergia con le Istituzioni pubbliche” ha presentato i numeri “per difetto” della sanita’ cattolica nel Paese. Per servire le persone ammalate che chiedono assistenza sanitaria a queste strutture in cui sono disponibili circa 45mila posti-letto, sono presenti complessivamente sul territorio nazionale: 2 policlinici universitari, 24 ospedali classificati, 12 Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, 4 Presidi Sanitari, circa 200 strutture tra, Case di cura e Centri di Riabilitazione. Vi lavorano circa 70mila operatori sanitari, di cui 8mila medici. La distribuzione di queste strutture, ha sottolineato don Arice, e’ “molto variegata” con una presenza maggiore al Nord, con la Lombardia che fa da capofila con oltre 50 realta’, e una diminuzione man mano che si scende al Sud.

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