| categoria: Roma e Lazio

Ostia, economia del mare a picco, i balneari sono alla bancarotta

Il lungomare di Ostia

Per il litorale di Roma la crisi economica diventa nera come le nuvole. In tempi di record, Ostia piante il suo nuovo primato: quello del maggio più critico degli ultimi quaranta anni. E non è colpa della crisi nè del governo. I problemi metereoligici hanno altra natura e l’uomo non sa e non può gestiri. Ma senza sole i romani sono rimasti a casa, da C apocotta a Fregene è un pianto. I numeri della crisi di maggio sono da capogiro: “I nostri indicatori come gelato, acqua e caffè – dice il leader dei balneari Papagni – dicono che in questi trenta giorni abbiamo perso il 20 per cento e forse anche di più rispetto allo scorso anno. E’ una tragedia: un ‘intera economia che vive di mare e sole si è fermata. É come se ci avessero tolto il mese più importante per l’avvio di stagione e a nulla potrà servire un’eventuale mese di settembre gradevole e lungo”.
Con i consumi in picchiata per colpa del meteo, che si aggiungono alla crisi economica, Ostia si trova di nuovo di fronte al bivio: scegliere consapevolmente se essere la periferia con l’acqua salata della città o diventare un “oggetto turistico”. E nessuna amministrazione è riuscita a capire che il lungomare è un patrimonio del Comune e va valorizzato. C’è il vecchio e contestato progetto del waterfront, annunciato dalla Giunta uscente come la madre di tutte le soluzioni per dare al litorale una vocazione, un po’ di alberghi con vista e e trasformarsi in un polo d’attrazione, naufragato clamorosamente in Consiglio Comunale. Grattacieli e posti letto hanno trovato l’opposizione degli ambientalisti, giustamente preoccupati dalla colata di cemento che avrebbe sconvolto un territorio dove nella preistoria c’erano le dune, ma che che così rimane una brutta periferia di Roma, senza vocazione e senza lavoro. E i duemila impiegati dal mare e guardano le nuvole sperando in un’estate che tarda.

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