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Black Sabbath, arriva il disco della reunion

Sarà pubblicato l’11 giugno, a 34 anni dall’ultimo album con Ozzy Osbourne. Le anticipazioni testimoniano l’ambizione del progetto sognato (e concretizzato) da Rick Rubin, il re Mida dei produttori. Seguirà un tour negli USA, malgrado il tumore di Tony Iommi. Di sicuro le registrazioni non saranno state turbolente come quelle di Sabotage, il loro sesto album, uscito nel 1975. Niente notti insonni per il bassista Geezer Butler, passate davanti allo specchio credendo di essere “il luogo di una guerra tra Dio e il diavolo”. Niente abusi di stupefacenti, nessuna grana giudiziaria. Ma l’effetto è comunque “stupefacente”: trentaquattro anni di separazione cancellati all’istante. Tanto hanno dovuto aspettare i fan dei Black Sabbath per riascoltare, in studio, la voce di Ozzy Osbourne mescolarsi alla chitarra di Tony Iommi. 13, il nuovo disco dei Sabbath è uno degli eventi discografici dell’anno. Il giovane e spavaldo Ozzy Osbourne, interpreta il classico sabbathiano “War Pigs” (dal secondo album della band, “Paranoid”) davanti al pubblico parigino. Tony Iommi cesella i suoi memorabili riff di chitarra e la sezione ritmica (Geezer Butler, basso, Bill Ward, batteria) lo supporta con la pesantezza che il genere richiede. Sono i prodromi del metal
Dalla produzione al tour mondiale. Del resto, la genesi di 13 è stata parecchio travagliata. I primi contatti tra i quattro Sabbath per un nuovo album in studio, dopo Never Say Die! del 1978, iniziano nel 2001. A tessere la trama della reunion è il produttore Rick Rubin. Sembra andare tutto liscio. Poi l’abbandono del progetto da parte del batterista Bill Ward e i gravi problemi di salute di Tony Iommi – cui viene diagnosticato un tumore maligno – complicano maledettamente le cose. Ma Rubin, produttore re Mida, non molla. Anzi, insiste. E riesce a portare i Sabbath in studio. Ward resta fuori, causa problemi contrattuali. “Non è stato facile”, ha dichiarato il produttore al magazine Mojo. “Al di là delle questioni personali tra i membri della band c’era una presenza invisibile a condizionare tutto: la necessità di non intaccare la storia e il mito dei Black Sabbath. E l’unico modo per lavorare è stato cercare di realizzare il loro miglior album di sempre”.Anche perché le canzoni dei Sabbath – da War Pigs e Paranoid a Hole in the Sky – continuano a influenzare centinaia di band sul pianeta, come i Cathedral, che hanno gettato la spugna dopo 23 anni di attività. I pareri sulla qualità del disco saranno discordi e, di sicuro, ci si dividerà tra favorevoli e contrari. Ma basta ascoltare i 30 secondi del teaser del disco pubblicati dalla band su YouTube, o i nove minuti del primo singolo dell’album, God is Dead?, una discesa negli inferi del metal ispirata dalla lettura di Nietzsche, per accertarsi che i brividi sono assicurati. La voce di Osburne e la chitarra di Iommi producono infatti un’alchimia che conserva, intatta, il suo potere di fascinazione.

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