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IL PUNTO/ Letta, 18 mesi per riformare l’Italia e l’Europa

Enrico Letta risponde all’appello del Festival dell’economia di Trento e si presenta con i compiti fatti: la sua agenda e’ precisa e fitta. Ora tocca alla maggioranza in Parlamento realizzarla. Italia e Europa hanno bisogno di riforme, la prima fiscali e costituzionali, la seconda istituzionali. Tradotto: far diminuire la disoccupazione e creare l’Europa ‘politica’ che manca. Il premier promette cosi’ un piano d’interventi targato Palazzo Chigi da presentare al vertice europeo del 27-28 giugno a Bruxelles e il completamento dell’iter di riforme italiane entro la tabella di marcia imposta alla grande coalizione, ovvero 18 mesi. Priorita’: il taglio delle tasse sul lavoro, la riforma delle Camere e la legge per l’elezione del Capo dello Stato. Da rivedere anche la riforma del Titolo V della Costituzione e da affrontare la questione del finanziamento pubblico ai partiti. Quanto all’Europa, Letta ha sottolineato che servono un ministro dell’economia in grado di proporre e attuare riforme condivise e un vero e proprio ministro degli esteri. C’e’ bisogno di ”meno paradisi fiscali” e di istituzioni ”piu’ forti” sulla scorta di quanto dimostrato dalla Bce. ”Non si puo’ continuare a fare ventotto vertici e ventotto preparazioni senza arrivare ad una decisione”. E’ quindi proprio l’architettura dell’Ue a dover essere rivista, anche perche’ ”le elezioni europee dell’anno prossimo saranno le piu’ importanti della storia. Se non facciamo la svolta, avremo il Parlamento europeo piu’ anti-europeo della storia” perche’ la gente non si riconosce in chi viene eletto. Guardando dentro ai confini italiani, il primo ministro si e’ dato due scadenze: quella del 28 giugno e quella dei 18 mesi di mandato. La prima e’ la data entro cui il governo – che oggi definisce come ”una start-up sballottata ma determinata” – si presentera’ con ”un piano di interventi” e l’obiettivo sara’ ”la riduzione della disoccupazione giovanile sotto la soglia del 30%”. Anche perche’ tra le priorita’ c’e’ la ”riduzione delle tasse sul lavoro per creare” nuovi posti. La seconda e’ la dead-line per chiudere ”l’iter delle riforme” prefissato all’insediamento del governo. Senza scordare poi l’impegno ”preso da tutti i partiti” della maggioranza di sciogliere il nodo-Imu entro il 31 agosto. Avanti intanto anche sulla ‘spending review’, con cabina di regia a Palazzo Chigi, e agenda digitale, con lancio nei prossimi giorni. Sullo sfondo resta l’elenco di riforme da realizzare. Questo ”governo e’ eccezionale e non si ripetera”’, ha sottolineato ricordando che non si puo’ perdere questa occasione per dare al Paese un’architettura istituzionale piu’ funzionale. Due Camere diverse (”una per la fiducia e l’altra per la rappresentanza di enti, comuni e regioni”), quindi una procedura per l’elezione del capo dello Stato ”mai piu’ con le vecchie regole, anche se non credo – ha aggiunto – spetti a me dire quale dovra’ essere un modello”. Letta, in vista poi del prossimo semestre italiano alla guida della Commissione, ha posto come obiettivo principale quello di non far uscire dall’Ue la Gran Bretagna, ma anche l’avere uno sguardo attento alle emergenze umanitarie, come in Siria ora e in passato in Bosnia Erzegovina. ”L’Europa e’ morta a Sarajevo, e’ morta a Srebrenica”, ha detto il premier, ricordando come l’Unione in quegli anni ”non sia riuscita ad affrontare certe situazioni e certi temi”. Infine, Letta, che nella sua giornata a Trento ha pranzato con gli economisti Tito Boeri, Lucrezia Reichlin e Luigi Zingales, e fatto visita alla Fondazione Bruno Kessler e presenziato al lancio di ‘TechPeaks’, acceleratore internazionale di talenti, ha parlato anche del suo Pd e di Matteo Renzi. ”Sono il suo primo tifoso, ha solo il difetto di essere di Firenze mentre io sono di Pisa”, ha ironizzato, senza replicare alle provocazioni del sindaco di Firenze sul suo essere ‘democristiano’. E Grillo? ”L’hanno capito anche in Europa – ha detto – il problema non e’ lui. E’ un Paese in cui un partito che si presenta per la prima volta a un’elezione arriva al 25%”. Da qui bisogna ragionare, secondo il premier.

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